Esistono autori in cui azione, autobiografia e narrazione si confondono fino a divenire indistinguibili: dalle loro pagine spesso emerge, carico di vitalità, un fascino simile a quello degli antichi poemi epici. Ernst von Salomon appartiene fuori di dubbio a questa composita schiera, in cui si potrebbero a buon diritto annoverare anche Pierre Drieu La Rochelle e Robert Brasillach, Ernst e Friedrich Georg Jünger, Yukio Mishima e persino Gabriele d'Annunzio. È immediatamente consequenziale e comprensibile, quindi, che questo autore tanto abbia appassionato intere generazioni di giovani. "La biografia stessa di von Salomon - scrive Marco Revelli nella sua ampia postfazione all'ultima edizione italiana de I proscritti, il romanzo più famoso di von Salomon - ne fa un rappresentante emblematico di quell''esistenzialismo guerriero' che animò in entrambi i dopoguerra ogni esperienza nazional-rivoluzionaria".
Quest'edizione, pubblicata per i tipi della casa editrice Baldini & Castoldi, è corredata anche da una cronologia del periodo 1918-1923 in Germania (il luogo temporale e spaziale in cui si svolge la maggior parte dell’azione narrata nel romanzo). La vicenda si apre nella Germania guglielmina ancora impegnata nella Grande Guerra: la rivolta interna dei marinai e l'inefficacia strategica della grande avanzata sul fronte dell'Ovest preludono al definitivo tracollo militare, morale e materiale della nazione. Si assiste all'improvvisa, epidemica diffusione del bolscevismo e alla parallela nascita dei Freikorps (i corpi franchi): corpi militari volontari in rapporto di indiretta dipendenza dallo Stato e assai simili alle compagnia di ventura rinascimentali.
Nel corpo di uno Stato morente, infezione e anticorpi si accingono a combattersi in quella che si profila come l’ultima e decisiva battaglia. Ben presto però, tra gli uomini dei Freikorps (tanto quelli impegnati in patria quanto quelli che combattono sul fronte del Baltico) subentra la convinzione di non appartenere sotto alcun aspetto al nuovo Stato sorto dallo sfacelo: la Repubblica di Weimar. Con ogni evidenza, essa appare come un governo-fantoccio asservito in tutto e per tutto ai voleri stranieri degli ex-nemici. Insurrezioni e pronunciamenti si moltiplicano, fino a culminare, nel 1920, nel fallito colpo di stato del generale von Lüttwitz. Il clima generale si arroventa e la lotta politica assomiglia sempre più alla guerra civile.
È in questa temperie che operano i proscritti del romanzo: giovani tedeschi, per lo più reduci del fronte e dei Freikorps, che agiscono per difendere quella Germania, o meglio quell'idea di Germania, che non ha alcuna rappresentanza nello stato-fantoccio di Weimar. Difendono la Ruhr e l’Alta Slesia, prendono Monaco, colpiscono gli avversari politici. Il culmine delle vicende di quegli anni si ha il 24 giugno 1922, quando un commando di cui fa parte lo stesso von Salomon uccide il ministro degli esteri Walther Rathenau, simbolo vivente di quella Germania "cooperante" con i nemici di un tempo. La terza e ultima parte de I proscritti si intitola "I delinquenti" (e segue a "I dispersi" e "I congiurati"): è il racconto di cinque lunghi anni di carcerazione del protagonista.
Per la sua carica emotiva, oltre che per l'indubbio valore letterario, questo straordinario affresco di un periodo storico che è I proscritti è divenuto il romanzo emblematico della Destra europea, poiché, per usare ancora le parole di Revelli, "in von Salomon e nei suoi 'proscritti' questa destra, più che un progetto ideale o un sistema di valori, vedeva un nuovo 'tipo umano': un modello di personalità capace di resistere allo sradicamento, di contrapporsi attraverso l’azione estrema, assoluta, fine a se stessa, al corso avverso della storia, e per questa via di sopravvivere in quel 'panorama di rovine' che per i 'vinti del '45' (...) era divenuta l'Europa".
(ripreso da "La Padania", 30/12/2001; riprodotto in Centro Studi La Runa)
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lunedì 25 gennaio 2010
domenica 24 gennaio 2010
Movimento della gioventù e ideologia nazional-rivoluzionaria sotto la Repubblica di Weimar (Seconda parte), di Thierry Mudry
Hans Ebeling e Theo Hespers
La rivista "Kameradschatf" (Cameratismo) costituisce un'importante testimonianza sulla resistenza della gioventù bündisch allo stato hitleriano e sul progetto di stato e società che essa opponeva al fascismo. Questa rivista di lingua tedesca pubblicata in Belgio era distribuita clandestinamente in Germania. I suoi fondatori Hans Ebeling e Theo Hespers erano due vecchi capi delle leghe della gioventù in esilio. Il primo, nato nel 1897 a Krefeld aveva preso parte alla prima guerra mondiale (durante la quale è stato promosso al grado di tenente); ai combattimenti del 1920 (Renania), nelle fila della Reichwehr provvisoria e alla resistenza contro le truppe di occupazione francesi della Ruhr. Poco dopo entra a far parte del Jungnationaler Bünd dal quale si separò nel 1924 per fondare la Jungnationaler Bünd Deutsche Jungenschaft più attiva e radicale della prima e che evolverà presto su posizioni nazional-bolsceviche. Dalla fine del 1929 fino al gennaio 1933 Ebeling dirige con il profesor Lenz la rivista "Der Vorkampfer".(17) Theo Hespers, nato nel 1903 entra a quattordici anni nell'organizzazione della gioventù cattolica Quickborn a cui apparterrà fino al 1927. Participa anche alla resistenza passiva contro l'occupazione franco-belga della Ruhr. In seguito aderirà alla Vitus heller Bewegung(18) e dirigerà la "Pfadfinderschaft Westmark" che costituirà insieme con la lega di Ebeling, la Freischar Schill e la giovane lega prussiana di Jupp Hoven, il Comitato di lotta dei gruppi nazional-rivoluzionari occidentali in Renania.
Il Bünd, alternativa ai partiti e al partito unico
"Kameradschatf" è stata la tribuna dei giovani oppositori all'hitlerismo. I "giovani nazionalisti", i "giovani socialisti", i "giovani cattolici" e i "giovani protestanti" si esprimevano in "Kameradschatf" e in essa si firmavano bündisch, nazionalisti völkisch e della grande Germania, cristiani, democratici e socialisti.
Per loro, il Bünd costituiva un modello politico, un modello di "democrazia in Germania" fondato su di un Fuhrer Gefolgschaft (un Fuhrer carismatico al servizio dell'idea, liberamente eletto e sottoposto alla permanente approvazione del gruppo, essendo egli solo un "primus inter pares"). Il Bünd si opponeva ai partiti falliti della democrazia weimeriana e al partito unico della dittatura hitleriana. Il Bünd era un modello sociale fondato sul cameratismo (Kameradschatf) opposto alla Schadenfreude hitleriana, un modello di integrazione dell'individuo e di socializzazione fondato sull'entusiasmo, un modello di educazione politica e un modello al tempo stesso di comunità di combattenti rivoluzionari formata dai giovani attivisti tedeschi nemici di Weimar e dell'hitlerismo.
Per i collaboratori di "Kameradschatf" che insistevano particolarmente sul ruolo svolto dal Bünd in materia di educazione politica e per i quali l'uomo bündisch era l'uomo politico per eccellenza interamente dedito al servizio dello Stato del popolo, lo stato hitleriano appariva come una dittatura di elementi piccolo-borghesi apolitici (associati a una Reichwehr a cui era delegata ogni responsabilità politica). La liquidazione politica, a volte anche fisica, sotto il III Reich dell'attivismo nazionalista (gruppi paramilitari e leghe della gioventù) considerato pericoloso per i nuovi padroni della Germania, gli pareva essere un aspetto rivelatore.(19)
Ridefinire la Volkgemeinschaft
I nazionalisti völkisch prendono le difese del popolo e del Volkstum ma respingono l'imperialismo neo-tedesco degli hitleriani; nello spirito dei collaboratori di "Kameradschatf" il nazionalismo völkisch si consacra nella difesa dell'indipendenza e del Volkstum di tutti i popoli. Difendono i popoli dallo sfruttamento capitalistico persistente e dall'arbitrio dello stato hitleriano, propongono la costituzione di una vera e propria Volksgemeinschaft (comunità di popolo) senza relazioni con la suddetta Volkgemeinschaft prodotta dalla dittatura politica e dalla massificazione hitleriana, la costituzione di questa "vera" Volkgemeinschaft necessitava ai loro occhi di un nuovo ordine socio-economico (socialista) che ponesse fine all'ordine di classe nato dal capitalismo e un riorientamento spirituale (völkisch) di essenza cristiana che combattesse lo sviluppo capitalista dell'epoca.(20)
E' stato il caso di Otto Strasser, che contrapponeva la grande tradizione tedesca fondata sul rifiuto del dualismo austro-prussiano, e tutto quello che ne consegue, il pangermanesimo.
Rifiutano l'economia capitalistica fondata sul profitto così come sull'economia di guerra e l'"anarchia burocratica" (simbiosi questa che è stata realizzata alla perfezione dalla Germania hitleriana) alle quali pretendono di sostituire un Piano (tedesco prima e europeo poi). Preconizzavano nel contesto di questo Piano un'economia destinata a soddisfare le necessità del popolo, la nazionalizzazione delle industrie come chiave che rompesse il potere del grande capitale e la divisione delle grandi proprietà terriere e infine la costituzione di cooperative in tutti gli ambiti dell'attività economica.
La tradizione libertaria dei Wandervögel
La redazione di "Kameradschatf" si dichiarava erede di due tradizioni:
1) il movimento della gioventù indipendente, sopratutto della "Gioventù tedesca libera" nata dalla riunione di Hohe Meissner del 1913.
Contro il mondo paternalistico (Vatenvelt) il movimento giovanile aveva affermato la sua lealtà ai padri originari, agli antenati (Vorvater).(21) Contro il controllo delle istituzioni (scuola, chiesa, famiglia) e la società borghese rivendicata la sua indipendenza accogliendo giovani leader nel suo seno. Contro lo stato wilhelmiano e lo sciovinismo borghese affermato il suo amore per il Volk.(22) Contro la grande città il movimento della gioventù aveva proposto il "Wandern", il vagabondaggio attraverso il paese tedesco (la Germania profonda) e il contatto con il Volk tedesco autentico. Contro la religione rivelata il movimento giovanile aveva tentato di risvegliare una religiosità germanica. Contro il tabagismo e l'alcolismo che condannano, contro la degenerazione fisica, aveva esaltato la forza fisica e la bellezza nordica (dipinta dal pittore Fidus) praticando la ginnastica e il nudismo.
Infine, dopo la prova della grande guerra il movimento della gioventù aveva fondato una grande lega nata nel 1924-'25 dalla fusione di gruppi scouts dissidenti, del Wandervögel e della gioventù tedesca libera (1919).
La tradizione dei Corpi Franchi
2) I corpi franchi che nel 1919 formarono la Reichwehr provvisoria prima di convertirsi in nemico di questo esercito fuori dalle clausole militari di Versalles (in cui rivivevano le tradizioni nobiliari dell'esercito imperiale ponendo così termine alla democratizzazione dell'esercito e sopratutto del corpo degli ufficiali, provocato dalla grande guerra e dalle sue conseguenze) e i gruppi paramilitari nazional-rivoluzionari che succedono ai corpi franchi e che si trovano di fronte alla Reazione incarnata dagli industriali e dai latifondisti, i generali della Reichwehr e i politici della destra.
Nonostante l'originalità dell'approccio adottato dalla rivista (interpretazione che si avvicina per certi versi alla "teoria del totalitarismo"), "Kameradschatf" riprende contro l'hitlerismo certe critiche formulate anteriormente dai suoi predecessori dei corpi franchi e dei gruppi paramilitari contro Weimar (e soprattutto contro la Reichswehr associata al potere di Hitler).
I vincoli della "Bündische" in esilio con i "non conformisti" e i pianificatori francesi
Oltre a questa filiazione evidente tra il movimento della gioventù tedesco, i Corpi Franchi, i gruppi paramilitari e "Kameradschatf", si constata una strana parentela tra le idee della gioventù bündisch così come si è espressa in "Kameradschatf" e quelle dei giovani non conformisti francesi degli anni '30 che aderirono alle parole d'ordine patriottiche e federaliste, individualiste e comunitariste, pianificatrici e corporativiste.
Vi sono stati contatti tra i rappresentanti delle leghe della gioventù tedesca e i gruppi non conformisti francesi attraverso Harro Schulze-Boyssen (vecchio militante della Orden Joven Alemana che più tardi svolgerà un ruolo importante nell'Orchestra Rossa, direttore di "Planner", l'equivalente tedesco della rivista francese "Plans" diretta da Philippe Lamour, fu con Otto Abetz uno dei delegati tedeschi nel fronte unico della gioventù europea, creata per iniziativa dei gruppi francesi Plans e Ordre Nouveau).(23) Da parte sua, Ordre Nouveau mantiene contatti molto stretti con Otto Strasser, con il gruppo costituito dalla rivista "Die Tat" e sopratutto con la rivista "Der Gegner" ("L'avversario") (alla quale Louis Dupeux consacra un capitulo della sua tesi sul nazional-bolscevismo) animata da Harro Schulze-Boyssen e Fred Schmid, fondatore e capo della lega Il corpo grigio scissione della Deutsche Freischar.(24) Tuttavia i contatti personali non bastano a spiegare una tale convergenza: quello che mette in contatto i migliori elementi della gioventù tedesca e francese è stato il comune rifiuto del liberalismo e del totalitarismo e una comune aspirazione ad una evoluzione spirituale (o se si preferisce culturale) politica e socio-economica.
(trad. it. della seconda parte di Thierry Mudry, Movimiento de juventud e ideologia nacional revolucionaria bajo la Republica de Weimar, "Disidencias", sd, http://www.arrakis.es/~fsln/ale-5.htm)
Note
17) Hans Ebeling participa a campagne per altri dirigenti bündisch (Werner Lass e Karl Otto Paetel sopratutto) nelle riunioni di Freusburg (agosto 1927) e di Ommen in Olanda (agosto 1928) destinati a preparare la fondazione della lega mondiale per la pace. Questi incontri internazionali nei quali i giovani capi bündisch stabilirono contatti con rappresentanti dell'estrema sinistra dei popoli colonizzati, accelerarono la radicalizzazione delle leghe della gioventù (si noti che Hans Ebeling, Werner Lass e Karl Otto Paetel divennero poi figure di spicco del nazional-bolscevismo) e diedero luogo a Ebeling alla fondazione con il profesor Lenz nel gennaio 1930 della revista "Der Vorkampfer" di orientamento ultranazionalista e anti-capitalista ("Der Vorkampfer" adotterà elementi di analisi marxista, anti-imperialista e filo-sovietica).
18) Il movimento di Vitus Meller al quale parteciperà Theo Espers, è stato l'unico movimento nazional-bolscevico cristiano (gli altri erano indifferenti in materia religiosa o praticavano un ateismo aggressivo o si pronunciavano a favore di un neo paganismo germanico) impiantato negli ambienti cattolici (come mostra L. Dupeux il nazional-bolscevismo è stato un movimento maggioritariamente "protestante" legato alla tradizione di Arminius, Witukind e Lutero, anche se ciò non ha impedito alla cattolica Renania, regione di frontiera sensibile alle tesi nazionaliste tedesche di divenire, con Berlino e la Franconia, una piazza forte del nazional-bolscevismo).
19) "Kameradschatf" dedica ampi articoli ai processi contro il "Jungnationaler Bund, Deutsche Jungenschaft" e contro Niekisch e il "camerata Eberhard".
20) I nazional-socialisti rivoluzionari di Otto Strasser e i nazionalisti social-rivoluzionari di K.O. Paetel difendevano il medesimo punto di vista (nel suo aspetto spirituale più pagano germanico che cristiano).
21) Si veda: J. Pierre Faye. Lenguajes Totalitarios Hermann, Parigi, 1973, p. 22.
22) Secondo G. Mosse, il movimento della gioventù indipendente era indiscutibilmente "volkisch" ma il suo nazionalismo si opponeva al nazionalismo wilhelmiano ufficiale imperialista e sciovinista. Il suo nazionalismo era fondato sul Popolo e non sullo Stato, in luogo di essere aggressivo e espansivo era intensivo e introverso (G. Mosse, The Crisis of German Ideology, Schoken Books, New York, 1981, p. 179).
23) Ver: J. Louis Laubet del Bayle. Los no conformistas de los años treinta. Seuil, Parigi, 1969, p. 98.
24) J. L. Loubet del Bayle. op. cit., p. 113.
La rivista "Kameradschatf" (Cameratismo) costituisce un'importante testimonianza sulla resistenza della gioventù bündisch allo stato hitleriano e sul progetto di stato e società che essa opponeva al fascismo. Questa rivista di lingua tedesca pubblicata in Belgio era distribuita clandestinamente in Germania. I suoi fondatori Hans Ebeling e Theo Hespers erano due vecchi capi delle leghe della gioventù in esilio. Il primo, nato nel 1897 a Krefeld aveva preso parte alla prima guerra mondiale (durante la quale è stato promosso al grado di tenente); ai combattimenti del 1920 (Renania), nelle fila della Reichwehr provvisoria e alla resistenza contro le truppe di occupazione francesi della Ruhr. Poco dopo entra a far parte del Jungnationaler Bünd dal quale si separò nel 1924 per fondare la Jungnationaler Bünd Deutsche Jungenschaft più attiva e radicale della prima e che evolverà presto su posizioni nazional-bolsceviche. Dalla fine del 1929 fino al gennaio 1933 Ebeling dirige con il profesor Lenz la rivista "Der Vorkampfer".(17) Theo Hespers, nato nel 1903 entra a quattordici anni nell'organizzazione della gioventù cattolica Quickborn a cui apparterrà fino al 1927. Participa anche alla resistenza passiva contro l'occupazione franco-belga della Ruhr. In seguito aderirà alla Vitus heller Bewegung(18) e dirigerà la "Pfadfinderschaft Westmark" che costituirà insieme con la lega di Ebeling, la Freischar Schill e la giovane lega prussiana di Jupp Hoven, il Comitato di lotta dei gruppi nazional-rivoluzionari occidentali in Renania.
Il Bünd, alternativa ai partiti e al partito unico
"Kameradschatf" è stata la tribuna dei giovani oppositori all'hitlerismo. I "giovani nazionalisti", i "giovani socialisti", i "giovani cattolici" e i "giovani protestanti" si esprimevano in "Kameradschatf" e in essa si firmavano bündisch, nazionalisti völkisch e della grande Germania, cristiani, democratici e socialisti.
Per loro, il Bünd costituiva un modello politico, un modello di "democrazia in Germania" fondato su di un Fuhrer Gefolgschaft (un Fuhrer carismatico al servizio dell'idea, liberamente eletto e sottoposto alla permanente approvazione del gruppo, essendo egli solo un "primus inter pares"). Il Bünd si opponeva ai partiti falliti della democrazia weimeriana e al partito unico della dittatura hitleriana. Il Bünd era un modello sociale fondato sul cameratismo (Kameradschatf) opposto alla Schadenfreude hitleriana, un modello di integrazione dell'individuo e di socializzazione fondato sull'entusiasmo, un modello di educazione politica e un modello al tempo stesso di comunità di combattenti rivoluzionari formata dai giovani attivisti tedeschi nemici di Weimar e dell'hitlerismo.
Per i collaboratori di "Kameradschatf" che insistevano particolarmente sul ruolo svolto dal Bünd in materia di educazione politica e per i quali l'uomo bündisch era l'uomo politico per eccellenza interamente dedito al servizio dello Stato del popolo, lo stato hitleriano appariva come una dittatura di elementi piccolo-borghesi apolitici (associati a una Reichwehr a cui era delegata ogni responsabilità politica). La liquidazione politica, a volte anche fisica, sotto il III Reich dell'attivismo nazionalista (gruppi paramilitari e leghe della gioventù) considerato pericoloso per i nuovi padroni della Germania, gli pareva essere un aspetto rivelatore.(19)
Ridefinire la Volkgemeinschaft
I nazionalisti völkisch prendono le difese del popolo e del Volkstum ma respingono l'imperialismo neo-tedesco degli hitleriani; nello spirito dei collaboratori di "Kameradschatf" il nazionalismo völkisch si consacra nella difesa dell'indipendenza e del Volkstum di tutti i popoli. Difendono i popoli dallo sfruttamento capitalistico persistente e dall'arbitrio dello stato hitleriano, propongono la costituzione di una vera e propria Volksgemeinschaft (comunità di popolo) senza relazioni con la suddetta Volkgemeinschaft prodotta dalla dittatura politica e dalla massificazione hitleriana, la costituzione di questa "vera" Volkgemeinschaft necessitava ai loro occhi di un nuovo ordine socio-economico (socialista) che ponesse fine all'ordine di classe nato dal capitalismo e un riorientamento spirituale (völkisch) di essenza cristiana che combattesse lo sviluppo capitalista dell'epoca.(20)
E' stato il caso di Otto Strasser, che contrapponeva la grande tradizione tedesca fondata sul rifiuto del dualismo austro-prussiano, e tutto quello che ne consegue, il pangermanesimo.
Rifiutano l'economia capitalistica fondata sul profitto così come sull'economia di guerra e l'"anarchia burocratica" (simbiosi questa che è stata realizzata alla perfezione dalla Germania hitleriana) alle quali pretendono di sostituire un Piano (tedesco prima e europeo poi). Preconizzavano nel contesto di questo Piano un'economia destinata a soddisfare le necessità del popolo, la nazionalizzazione delle industrie come chiave che rompesse il potere del grande capitale e la divisione delle grandi proprietà terriere e infine la costituzione di cooperative in tutti gli ambiti dell'attività economica.
La tradizione libertaria dei Wandervögel
La redazione di "Kameradschatf" si dichiarava erede di due tradizioni:
1) il movimento della gioventù indipendente, sopratutto della "Gioventù tedesca libera" nata dalla riunione di Hohe Meissner del 1913.
Contro il mondo paternalistico (Vatenvelt) il movimento giovanile aveva affermato la sua lealtà ai padri originari, agli antenati (Vorvater).(21) Contro il controllo delle istituzioni (scuola, chiesa, famiglia) e la società borghese rivendicata la sua indipendenza accogliendo giovani leader nel suo seno. Contro lo stato wilhelmiano e lo sciovinismo borghese affermato il suo amore per il Volk.(22) Contro la grande città il movimento della gioventù aveva proposto il "Wandern", il vagabondaggio attraverso il paese tedesco (la Germania profonda) e il contatto con il Volk tedesco autentico. Contro la religione rivelata il movimento giovanile aveva tentato di risvegliare una religiosità germanica. Contro il tabagismo e l'alcolismo che condannano, contro la degenerazione fisica, aveva esaltato la forza fisica e la bellezza nordica (dipinta dal pittore Fidus) praticando la ginnastica e il nudismo.
Infine, dopo la prova della grande guerra il movimento della gioventù aveva fondato una grande lega nata nel 1924-'25 dalla fusione di gruppi scouts dissidenti, del Wandervögel e della gioventù tedesca libera (1919).
La tradizione dei Corpi Franchi
2) I corpi franchi che nel 1919 formarono la Reichwehr provvisoria prima di convertirsi in nemico di questo esercito fuori dalle clausole militari di Versalles (in cui rivivevano le tradizioni nobiliari dell'esercito imperiale ponendo così termine alla democratizzazione dell'esercito e sopratutto del corpo degli ufficiali, provocato dalla grande guerra e dalle sue conseguenze) e i gruppi paramilitari nazional-rivoluzionari che succedono ai corpi franchi e che si trovano di fronte alla Reazione incarnata dagli industriali e dai latifondisti, i generali della Reichwehr e i politici della destra.
Nonostante l'originalità dell'approccio adottato dalla rivista (interpretazione che si avvicina per certi versi alla "teoria del totalitarismo"), "Kameradschatf" riprende contro l'hitlerismo certe critiche formulate anteriormente dai suoi predecessori dei corpi franchi e dei gruppi paramilitari contro Weimar (e soprattutto contro la Reichswehr associata al potere di Hitler).
I vincoli della "Bündische" in esilio con i "non conformisti" e i pianificatori francesi
Oltre a questa filiazione evidente tra il movimento della gioventù tedesco, i Corpi Franchi, i gruppi paramilitari e "Kameradschatf", si constata una strana parentela tra le idee della gioventù bündisch così come si è espressa in "Kameradschatf" e quelle dei giovani non conformisti francesi degli anni '30 che aderirono alle parole d'ordine patriottiche e federaliste, individualiste e comunitariste, pianificatrici e corporativiste.
Vi sono stati contatti tra i rappresentanti delle leghe della gioventù tedesca e i gruppi non conformisti francesi attraverso Harro Schulze-Boyssen (vecchio militante della Orden Joven Alemana che più tardi svolgerà un ruolo importante nell'Orchestra Rossa, direttore di "Planner", l'equivalente tedesco della rivista francese "Plans" diretta da Philippe Lamour, fu con Otto Abetz uno dei delegati tedeschi nel fronte unico della gioventù europea, creata per iniziativa dei gruppi francesi Plans e Ordre Nouveau).(23) Da parte sua, Ordre Nouveau mantiene contatti molto stretti con Otto Strasser, con il gruppo costituito dalla rivista "Die Tat" e sopratutto con la rivista "Der Gegner" ("L'avversario") (alla quale Louis Dupeux consacra un capitulo della sua tesi sul nazional-bolscevismo) animata da Harro Schulze-Boyssen e Fred Schmid, fondatore e capo della lega Il corpo grigio scissione della Deutsche Freischar.(24) Tuttavia i contatti personali non bastano a spiegare una tale convergenza: quello che mette in contatto i migliori elementi della gioventù tedesca e francese è stato il comune rifiuto del liberalismo e del totalitarismo e una comune aspirazione ad una evoluzione spirituale (o se si preferisce culturale) politica e socio-economica.
(trad. it. della seconda parte di Thierry Mudry, Movimiento de juventud e ideologia nacional revolucionaria bajo la Republica de Weimar, "Disidencias", sd, http://www.arrakis.es/~fsln/ale-5.htm)
Note
17) Hans Ebeling participa a campagne per altri dirigenti bündisch (Werner Lass e Karl Otto Paetel sopratutto) nelle riunioni di Freusburg (agosto 1927) e di Ommen in Olanda (agosto 1928) destinati a preparare la fondazione della lega mondiale per la pace. Questi incontri internazionali nei quali i giovani capi bündisch stabilirono contatti con rappresentanti dell'estrema sinistra dei popoli colonizzati, accelerarono la radicalizzazione delle leghe della gioventù (si noti che Hans Ebeling, Werner Lass e Karl Otto Paetel divennero poi figure di spicco del nazional-bolscevismo) e diedero luogo a Ebeling alla fondazione con il profesor Lenz nel gennaio 1930 della revista "Der Vorkampfer" di orientamento ultranazionalista e anti-capitalista ("Der Vorkampfer" adotterà elementi di analisi marxista, anti-imperialista e filo-sovietica).
18) Il movimento di Vitus Meller al quale parteciperà Theo Espers, è stato l'unico movimento nazional-bolscevico cristiano (gli altri erano indifferenti in materia religiosa o praticavano un ateismo aggressivo o si pronunciavano a favore di un neo paganismo germanico) impiantato negli ambienti cattolici (come mostra L. Dupeux il nazional-bolscevismo è stato un movimento maggioritariamente "protestante" legato alla tradizione di Arminius, Witukind e Lutero, anche se ciò non ha impedito alla cattolica Renania, regione di frontiera sensibile alle tesi nazionaliste tedesche di divenire, con Berlino e la Franconia, una piazza forte del nazional-bolscevismo).
19) "Kameradschatf" dedica ampi articoli ai processi contro il "Jungnationaler Bund, Deutsche Jungenschaft" e contro Niekisch e il "camerata Eberhard".
20) I nazional-socialisti rivoluzionari di Otto Strasser e i nazionalisti social-rivoluzionari di K.O. Paetel difendevano il medesimo punto di vista (nel suo aspetto spirituale più pagano germanico che cristiano).
21) Si veda: J. Pierre Faye. Lenguajes Totalitarios Hermann, Parigi, 1973, p. 22.
22) Secondo G. Mosse, il movimento della gioventù indipendente era indiscutibilmente "volkisch" ma il suo nazionalismo si opponeva al nazionalismo wilhelmiano ufficiale imperialista e sciovinista. Il suo nazionalismo era fondato sul Popolo e non sullo Stato, in luogo di essere aggressivo e espansivo era intensivo e introverso (G. Mosse, The Crisis of German Ideology, Schoken Books, New York, 1981, p. 179).
23) Ver: J. Louis Laubet del Bayle. Los no conformistas de los años treinta. Seuil, Parigi, 1969, p. 98.
24) J. L. Loubet del Bayle. op. cit., p. 113.
sabato 23 gennaio 2010
Movimento della gioventù e ideologia nazional-rivoluzionaria sotto la Repubblica di Weimar (Prima parte), di Thierry Mudry
Dal 1924-'25 fino alle elezioni legislative del settembre 1930, che proiettarono bruscamente in primo piano il partito nazionalsocialista, la militanza nazionalista in Germania è stata rappresentata principalmente dai gruppi paramilitari (Wherverbände) eredi dei corpi franchi, e dalle leghe della gioventù (Bünd).(1) Sotto l'effetto della crisi economica gli elementi più radicali di questi gruppi e delle leghe nazionali evolvettero verso il nazional-socialismo rivoluzionario (tendenza Strasser) o il nazional-bolscevismo, mentre gli altri (cioè la maggioranza dei membri e dei capi delle leghe) si adeguarono alla situazione creando nuovi partiti come il Partito dello Stato Tedesco (prodotto della fusione del Partito Democratico e del Giovane Ordine Tedesco di Arthur Mahraun) e il Partito Popolare Conservatore (formato da cristiano-sociali e elementi provenienti dal partito di estrema destra DNVP) cercando invano di renderli strumenti validi per il rinnovamento della Germania.
Il socialismo bündisch
I membri delle leghe della gioventù opteranno per il socialismo bündisch, variante del "socialismo tedesco" alla quale si unirono numerosi ambienti sociali e professionali e gruppi politici della Germania di Weimar. Il socialismo bündisch era molto vicino al "socialismo militaresco" che professavano la maggior parte dei gruppi paramilitari. In entrambi i casi, il loro socialismo era il più radicale degli altri, non solo nel Bünd o nel gruppo militarizzato, ma anche nella Volksgemeinschaft (la comunità di popolo) alla quale serve il Bünd e nella quale esso è inserito (2). Mentre il socialismo militaresco dei più grandi si basava sull'esperienza della guerra e sullo spirito cameratesco del fronte, il socialismo bündisch dei più giovani si appoggiava sull'esperienza delle escursioni attraverso la Germania, sul contatto con il popolo tedesco, sull'esperienza comunitaria della lega e sullo spirito cameratesco che si viveva in essa. Con la crisi e la radicalizzazione crescente della gioventù delle leghe il socialismo bündisch si trasformerà in un socialismo nazional-rivoluzionario favorevole alla nazionalizzazione totale o parziale dei mezzi di produzione e all'autarchia tedesca e centro-europea.
La sfida hitleriana
Con l'accesso di Hitler al potere, le principali leghe della gioventù (eccezion fatta per i moderati, soprattutto dell'importantissimo Deutsche Freischar) si unirono nel marzo del 1923 nella Grossdeutsche Jugenbund sotto il patrocinio dell'ammiraglio Von Trotha, vicino al presidente Hinderburg, sperando così di sfuggire alla "sincronizzazione" (Gleiehschaltung), vale a dire, alla loro dissoluzione e integrazione nella Gioventù Hitleriana. Da parte loro, le leghe più dure, più völkisch (per il quale Volk era sinonimo di razza) e allo stesso tempo critiche nei confronti del nazismo (che giudicavano da una prospettiva nazional-bolscevica) si raggrupparono in un bündisch per il servizio di difesa del lavoro e delle frontiere, sotto la presidenza di un trotzkista del nazionalsocialismo, il dr. Kleo Pleyer (3).
Nonostante tutti i loro sforzi le leghe della gioventù sono state sciolte dopo l'estate del 1933. I suoi membri entrarono in massa nella Gioventù Hitleriana e nel Deutsche Jungvolk che raggruppava gli elementi più giovani della HJ per continuare ad operare e promuovere lo spirito bündisch. I più grandi (prossimi a Friedrich Hielscher) entrono nelle SS Ahnenerbe (Eredità degli antenati, settore delle SS specializzato nella ricerca scientifica, in particolare storica e preistorica). Altri (gli strasseriani sotto la direzione di Heinz Gruber), preferirono entrare nel Fronte del lavoro al fine di accentuarne l'orientamento socialista. Infine, il dottor Werner Haverbeck tentò di riunire in un'unica organizzazione, la Reichsbund Volstum und Heimat, associazione satellite del KdF (Kraft durch Freude, Forza attraverso la Gioia) i giovani di spirito bündisch, organizzazione questa che si espanderà fino a contare un milione di membri.(4)
Comincia la repressione
Sotto la pressione di Baldur von Schirach, il leader della Gioventù Hitleriana, che temeva la loro autorità sui giovani tedeschi contestatori, si abbatte la repressione sui vecchi leader bündisch, alcuni furono esclusi dalla HJ (Werner Lass),(5) altri furono arrestati (Heinz Gruber),(6) (Robert Oelbermann)(7) o costretti all'esilio (Eberhard Koebel,(8) Fritz Borinski,(9) Hans Ebeling,(10) Karl Otto Paetel(11), ecc.), altri infine furono assassinati (Karl Lamermann)(12) durante la Notte dei lunghi coltelli. Il Reichbunde di Haverbeck fu disciolto.
Nonostante quattro divieti successivi (nel 1933, 1934, il 6 febbraio 1936 e il 13 maggio 1937) e l'incorporazione obbligatoria dei giovani tedeschi nella Gioventù Hitleriana decisa nel 1936 e applicata di fatto nel 1939, alcune leghe continuarono la loro attività in Germania nella clandestinità. Questo il caso della DJ.1.11. fondata da Tusk nel 1931(13) insieme a Karl Otto Paetel e Otto Strasser entrambi ugualmente in esilio (Helmut Hirsch, membro della DJ.1.11. fu condannato a morte il 4 giugno 1937 e impiccato a Plötzensee); è stato anche il caso del Nerother Wandervögel(14) e del Jungnationaler Bund Deutsche Jungenschaft(15) sciolti nel 1937 e i cui leader sono stati sommariamente condannati nel processo di Essen.
Se alcune leghe poterono sopravvivere nella clandestinità altri nuovi gruppi apparvero, bande di adolescenti che avevano respinto l'adesione della HJ e la militarizzazione della HJ.(16) Alcune di queste bande imitano i costumi occidentali e prefigurano le bande del dopoguerra, altre professano un cristianesimo moraleggiante e favoriscono la sopravvivenza delle organizzazioni della gioventù cristiana, altre rinnovavano l'ideale romantico dei Wandervögel. Tra questi nuovi gruppi il più conosciuto fu senza dubbio Die Weisse Rose alcuni dei cui membri erano appartenuti alle leghe della gioventù. I giovani bündisch e i loro emuli non furono gli unici a resistere al "fascismo" hitleriano, occorre ricordare anche la resistenza dei giovani comunisti nel mondo operaio e quella dei giovani cattolici in Renania e Baviera. Mentre i primi si appoggiavano all'infrastruttura clandestina del Partito comunista tedesco, i secondi lo facevano grazie al concordato firmato nel 1933 tra Hitler e il Papa.
L'ideale bündisch in esilio
L'ideale bündisch progressivamente soppresso in Germania si mantiene in vita nell'esilio all'estero. Otto Strasser sollecita le creazione di un "Ring bundischer Jugend" che si integri nel suo Deutsche front gegen das Hitler system (Fronte tedesco contro il sistema di Hitler). A Parigi, una rivista antifascista controllata dai comunisti vede la luce sotto il titolo di "Frei Deutsche Jugend" (questo nome aveva designato tra il 1913 e il 1923 una frazione del movimento della gioventù indipendente e designerà dopo la seconda guerra mondiale l'organizzazione giovanile della DDR. Karl Otto Paetel edita prima a Stoccolma, poi a Bruxelles e infine a Parigi la "Schriften der Jungen Nation" e la "Blatter des sozialistichen Nation" (diffusa in Germania dalle sorelle Silieva, membre della DJ.1.11. di Berlino). In Belgio, Hans Ebeling e Theo Hespers fondano nel 1935 l'"Arbeitgemeimschaft Bundischer Jugend" al quale aderiranno Paetel e Tusk, la rivista "Frei Deutsche Jugend", ecc... e danno alla luce il "Deutsche Jugend Front". Questo fronte della gioventù era legato a gruppi olandesi, belgi e britannici. Esso era nato dal desiderio di raggruppare tutta la gioventù tedesca d'opposizione. Ma questo tentativo non riescì a causa delle manovre comuniste e della mancanza di coesione di questi giovani oppositori. Ebeling e Hespers che non demordono diedero poi vita la rivista "Kameradschatf" dal 1937 al 1940.
(trad. it. della prima parte di Thierry Mudry, Movimiento de juventud e ideologia nacional revolucionaria bajo la Republica de Weimar, "Disidencias", sd, http://www.arrakis.es/~fsln/ale-5.htm)
Note
1) Durante i quattro o cinque anni della breve prosperità di Weimar e in particolare tra il 1925 e il 1927, il primo piano in materia di attivismo ultra nazionalista è legato alle leghe o associazioni paramilitari (Wehrverbande). Queste leghe nascono generalmente dai corpi franchi nell'immediato dopoguerra, anche se in misura crescente recluteranno i loro membri nel movimento giovanile "borghese" (Louis Dupeux, Stratégie communiste et dynamique conservatrice. Essai sur les différents sens de l'expression "National-bolchevisme" en Allemagne, sous la République de Weimar (1919-1933), Librairie Honoré Champion, Parigi, 1976, pp. 294-5).
2) "Il Bünd è la forza dei legami comunitari in contrasto con l'individualismo anarchizzante dei vecchi Wandervögel, l'accento è posto sul gruppo (che permetterà di parlare di un socialismo bündisch), ma anche sulla gerarchia, la selezione dei membri e la libera designazione dei 'capi'. E', in ultima analisi, l'educazione di unaélite destinata a guidare e a servire la Germania alla fine di una rivoluzione culturale; è l'immagine stessa in miniatura di questa nuova Germania" (L. Dupeux, op. cit., p. 335).
3) Ver Hans Chritian Brandenburg, Die Geschichte der HJ, Verlag Wissenchaft und Politik, Colonia, 1982. pp. 137 e 139.
4) Ver Hans Chritian Brandemborg, op. cit., pag 194-5.
5) Werner Lass: fondatore e capo della "Freischar Schill", organizzazione segreta dei congiurati di Erdgenossen.
6) Heinz Gruber: fondatore e capo della "Schwenze Jungmanschaft", dissidenza social-rivoluzionaria della Gioventù Hitleriana e parte integrante del Fronte Nero di Otto Strasser.
7) Robert Oelbermann: fondatore e capo del "Nerother Wandervögel".
8) Eberhard Koebel (fondatore e capo di Task e DJ.1.11, componenti dissidenti della importante "Deutsche Freischar".
9) Fritz Borinski: uno dei dirigenti della "Deutsche Freischar", social-democratico.
10) Hans Ebeling: fondatore e capo del "Jungnationaler Bund Deutsche Jungenschaft".
11) Karl Otto Paetel: fondatore e capo del "Gruppe Sozialrevolutionarer Nacionalisten".
12) Karl Lamermann. dirigente della "Deutsche Freischar".
13) Sulla DJ.1.11. di Tusk si legga Hans Kraul, "Der jungenschafer ohne Fortune. Eberhard Koebel (Tusk) erlebt und biographisch erarbeitt von einem Weiner Gefahrten", Dipa Verlag, Frankfurt am Main, 1985 e Helmut Gran, "DJ.1.11.: Struktur und Wandel eines subkulturelles jugendlichen Miliens in vier Jahrzehnten", Dipa Verlag, Francoforte, 1976. Queste due opere sono state recensite in "Vouloir", n. 28/29, maggio 1986.
14) Sul "Nerother Wandervögel" si legga Stefan Krolle, "Bundische Umtriebe. Die Geschichte des Nerother Wandervögels vor und unter dem NS Staat, Ein Jugendbund zwischen Konformität und Widerstand", Lit Verlag, Munster, 1985.
15) Vedi sotto.
16) Su questi nuovi gruppi si veda: Fritz Theilen, "Edelweisspiraten", Fischen Taschenbuch Verlag, Frankfurt an Main, 1984.
Il socialismo bündisch
I membri delle leghe della gioventù opteranno per il socialismo bündisch, variante del "socialismo tedesco" alla quale si unirono numerosi ambienti sociali e professionali e gruppi politici della Germania di Weimar. Il socialismo bündisch era molto vicino al "socialismo militaresco" che professavano la maggior parte dei gruppi paramilitari. In entrambi i casi, il loro socialismo era il più radicale degli altri, non solo nel Bünd o nel gruppo militarizzato, ma anche nella Volksgemeinschaft (la comunità di popolo) alla quale serve il Bünd e nella quale esso è inserito (2). Mentre il socialismo militaresco dei più grandi si basava sull'esperienza della guerra e sullo spirito cameratesco del fronte, il socialismo bündisch dei più giovani si appoggiava sull'esperienza delle escursioni attraverso la Germania, sul contatto con il popolo tedesco, sull'esperienza comunitaria della lega e sullo spirito cameratesco che si viveva in essa. Con la crisi e la radicalizzazione crescente della gioventù delle leghe il socialismo bündisch si trasformerà in un socialismo nazional-rivoluzionario favorevole alla nazionalizzazione totale o parziale dei mezzi di produzione e all'autarchia tedesca e centro-europea.
La sfida hitleriana
Con l'accesso di Hitler al potere, le principali leghe della gioventù (eccezion fatta per i moderati, soprattutto dell'importantissimo Deutsche Freischar) si unirono nel marzo del 1923 nella Grossdeutsche Jugenbund sotto il patrocinio dell'ammiraglio Von Trotha, vicino al presidente Hinderburg, sperando così di sfuggire alla "sincronizzazione" (Gleiehschaltung), vale a dire, alla loro dissoluzione e integrazione nella Gioventù Hitleriana. Da parte loro, le leghe più dure, più völkisch (per il quale Volk era sinonimo di razza) e allo stesso tempo critiche nei confronti del nazismo (che giudicavano da una prospettiva nazional-bolscevica) si raggrupparono in un bündisch per il servizio di difesa del lavoro e delle frontiere, sotto la presidenza di un trotzkista del nazionalsocialismo, il dr. Kleo Pleyer (3).
Nonostante tutti i loro sforzi le leghe della gioventù sono state sciolte dopo l'estate del 1933. I suoi membri entrarono in massa nella Gioventù Hitleriana e nel Deutsche Jungvolk che raggruppava gli elementi più giovani della HJ per continuare ad operare e promuovere lo spirito bündisch. I più grandi (prossimi a Friedrich Hielscher) entrono nelle SS Ahnenerbe (Eredità degli antenati, settore delle SS specializzato nella ricerca scientifica, in particolare storica e preistorica). Altri (gli strasseriani sotto la direzione di Heinz Gruber), preferirono entrare nel Fronte del lavoro al fine di accentuarne l'orientamento socialista. Infine, il dottor Werner Haverbeck tentò di riunire in un'unica organizzazione, la Reichsbund Volstum und Heimat, associazione satellite del KdF (Kraft durch Freude, Forza attraverso la Gioia) i giovani di spirito bündisch, organizzazione questa che si espanderà fino a contare un milione di membri.(4)
Comincia la repressione
Sotto la pressione di Baldur von Schirach, il leader della Gioventù Hitleriana, che temeva la loro autorità sui giovani tedeschi contestatori, si abbatte la repressione sui vecchi leader bündisch, alcuni furono esclusi dalla HJ (Werner Lass),(5) altri furono arrestati (Heinz Gruber),(6) (Robert Oelbermann)(7) o costretti all'esilio (Eberhard Koebel,(8) Fritz Borinski,(9) Hans Ebeling,(10) Karl Otto Paetel(11), ecc.), altri infine furono assassinati (Karl Lamermann)(12) durante la Notte dei lunghi coltelli. Il Reichbunde di Haverbeck fu disciolto.
Nonostante quattro divieti successivi (nel 1933, 1934, il 6 febbraio 1936 e il 13 maggio 1937) e l'incorporazione obbligatoria dei giovani tedeschi nella Gioventù Hitleriana decisa nel 1936 e applicata di fatto nel 1939, alcune leghe continuarono la loro attività in Germania nella clandestinità. Questo il caso della DJ.1.11. fondata da Tusk nel 1931(13) insieme a Karl Otto Paetel e Otto Strasser entrambi ugualmente in esilio (Helmut Hirsch, membro della DJ.1.11. fu condannato a morte il 4 giugno 1937 e impiccato a Plötzensee); è stato anche il caso del Nerother Wandervögel(14) e del Jungnationaler Bund Deutsche Jungenschaft(15) sciolti nel 1937 e i cui leader sono stati sommariamente condannati nel processo di Essen.
Se alcune leghe poterono sopravvivere nella clandestinità altri nuovi gruppi apparvero, bande di adolescenti che avevano respinto l'adesione della HJ e la militarizzazione della HJ.(16) Alcune di queste bande imitano i costumi occidentali e prefigurano le bande del dopoguerra, altre professano un cristianesimo moraleggiante e favoriscono la sopravvivenza delle organizzazioni della gioventù cristiana, altre rinnovavano l'ideale romantico dei Wandervögel. Tra questi nuovi gruppi il più conosciuto fu senza dubbio Die Weisse Rose alcuni dei cui membri erano appartenuti alle leghe della gioventù. I giovani bündisch e i loro emuli non furono gli unici a resistere al "fascismo" hitleriano, occorre ricordare anche la resistenza dei giovani comunisti nel mondo operaio e quella dei giovani cattolici in Renania e Baviera. Mentre i primi si appoggiavano all'infrastruttura clandestina del Partito comunista tedesco, i secondi lo facevano grazie al concordato firmato nel 1933 tra Hitler e il Papa.
L'ideale bündisch in esilio
L'ideale bündisch progressivamente soppresso in Germania si mantiene in vita nell'esilio all'estero. Otto Strasser sollecita le creazione di un "Ring bundischer Jugend" che si integri nel suo Deutsche front gegen das Hitler system (Fronte tedesco contro il sistema di Hitler). A Parigi, una rivista antifascista controllata dai comunisti vede la luce sotto il titolo di "Frei Deutsche Jugend" (questo nome aveva designato tra il 1913 e il 1923 una frazione del movimento della gioventù indipendente e designerà dopo la seconda guerra mondiale l'organizzazione giovanile della DDR. Karl Otto Paetel edita prima a Stoccolma, poi a Bruxelles e infine a Parigi la "Schriften der Jungen Nation" e la "Blatter des sozialistichen Nation" (diffusa in Germania dalle sorelle Silieva, membre della DJ.1.11. di Berlino). In Belgio, Hans Ebeling e Theo Hespers fondano nel 1935 l'"Arbeitgemeimschaft Bundischer Jugend" al quale aderiranno Paetel e Tusk, la rivista "Frei Deutsche Jugend", ecc... e danno alla luce il "Deutsche Jugend Front". Questo fronte della gioventù era legato a gruppi olandesi, belgi e britannici. Esso era nato dal desiderio di raggruppare tutta la gioventù tedesca d'opposizione. Ma questo tentativo non riescì a causa delle manovre comuniste e della mancanza di coesione di questi giovani oppositori. Ebeling e Hespers che non demordono diedero poi vita la rivista "Kameradschatf" dal 1937 al 1940.
(trad. it. della prima parte di Thierry Mudry, Movimiento de juventud e ideologia nacional revolucionaria bajo la Republica de Weimar, "Disidencias", sd, http://www.arrakis.es/~fsln/ale-5.htm)
Note
1) Durante i quattro o cinque anni della breve prosperità di Weimar e in particolare tra il 1925 e il 1927, il primo piano in materia di attivismo ultra nazionalista è legato alle leghe o associazioni paramilitari (Wehrverbande). Queste leghe nascono generalmente dai corpi franchi nell'immediato dopoguerra, anche se in misura crescente recluteranno i loro membri nel movimento giovanile "borghese" (Louis Dupeux, Stratégie communiste et dynamique conservatrice. Essai sur les différents sens de l'expression "National-bolchevisme" en Allemagne, sous la République de Weimar (1919-1933), Librairie Honoré Champion, Parigi, 1976, pp. 294-5).
2) "Il Bünd è la forza dei legami comunitari in contrasto con l'individualismo anarchizzante dei vecchi Wandervögel, l'accento è posto sul gruppo (che permetterà di parlare di un socialismo bündisch), ma anche sulla gerarchia, la selezione dei membri e la libera designazione dei 'capi'. E', in ultima analisi, l'educazione di unaélite destinata a guidare e a servire la Germania alla fine di una rivoluzione culturale; è l'immagine stessa in miniatura di questa nuova Germania" (L. Dupeux, op. cit., p. 335).
3) Ver Hans Chritian Brandenburg, Die Geschichte der HJ, Verlag Wissenchaft und Politik, Colonia, 1982. pp. 137 e 139.
4) Ver Hans Chritian Brandemborg, op. cit., pag 194-5.
5) Werner Lass: fondatore e capo della "Freischar Schill", organizzazione segreta dei congiurati di Erdgenossen.
6) Heinz Gruber: fondatore e capo della "Schwenze Jungmanschaft", dissidenza social-rivoluzionaria della Gioventù Hitleriana e parte integrante del Fronte Nero di Otto Strasser.
7) Robert Oelbermann: fondatore e capo del "Nerother Wandervögel".
8) Eberhard Koebel (fondatore e capo di Task e DJ.1.11, componenti dissidenti della importante "Deutsche Freischar".
9) Fritz Borinski: uno dei dirigenti della "Deutsche Freischar", social-democratico.
10) Hans Ebeling: fondatore e capo del "Jungnationaler Bund Deutsche Jungenschaft".
11) Karl Otto Paetel: fondatore e capo del "Gruppe Sozialrevolutionarer Nacionalisten".
12) Karl Lamermann. dirigente della "Deutsche Freischar".
13) Sulla DJ.1.11. di Tusk si legga Hans Kraul, "Der jungenschafer ohne Fortune. Eberhard Koebel (Tusk) erlebt und biographisch erarbeitt von einem Weiner Gefahrten", Dipa Verlag, Frankfurt am Main, 1985 e Helmut Gran, "DJ.1.11.: Struktur und Wandel eines subkulturelles jugendlichen Miliens in vier Jahrzehnten", Dipa Verlag, Francoforte, 1976. Queste due opere sono state recensite in "Vouloir", n. 28/29, maggio 1986.
14) Sul "Nerother Wandervögel" si legga Stefan Krolle, "Bundische Umtriebe. Die Geschichte des Nerother Wandervögels vor und unter dem NS Staat, Ein Jugendbund zwischen Konformität und Widerstand", Lit Verlag, Munster, 1985.
15) Vedi sotto.
16) Su questi nuovi gruppi si veda: Fritz Theilen, "Edelweisspiraten", Fischen Taschenbuch Verlag, Frankfurt an Main, 1984.
martedì 19 gennaio 2010
Sul discorso per Schlageter di Radek, di Karl-Egon Lönne
Nel confronto con il fascismo tedesco tendente al potere(1) essenzialmente sotto forma di nazionalsocialismo(2) il propagandista più influente e attivo fu Karl Radek. Sviluppando le linee essenziali dell'interpretazione del fascismo [di Clara Zetkin] egli sviluppò in pieno la propaganda riallacciandosi ai problemi all'ordine del giorno nella vita politica tedesca. Egli muoveva dalla determinazione del fascismo come movimento di massa piccolo-borghese, e dalla funzione che avrebbe avuto in esso il nazionalismo. La sua argomentazione perseguiva due obiettivi: innanzitutto smascherare nelle parole d'ordine nazionaliste il mezzo tramite il quale il grande capitale aggiogherebbe ai suoi interessi le masse piccolo-borghesi, offrendo così allo sguardo gli elementi propriamente ideologici e politici del fascismo. In secondo luogo andare incontro al sentimento nazionale della borghesia, per quanto lo permettessero gli interessi materiali e la solidarietà internazionale della classe operaia. Il discorso per Schlageter di Radek, che egli tenne davanti al Comitato esecutivo allargato del Comintern, facendo riferimento alle relazioni del Comintern sul fascismo internazionale, costituì l'inizio molto seguito della sua propaganda. Radek commemorò in quell'occasione Schlageter, che era stato condannato a morte e fucilato dalle truppe francesi che occupavano il territorio della Ruhr, per opposizione armata; egli lo definì "soldato coraggioso della controrivoluzione", e riallacciandosi a ciò, sostenne che la questione nazionale non avrebbe più dovuto essere al servizio di quelli che fino ad allora erano stati i detentori capitalisti del potere, ma avrebbe potuto servire soltanto se messa in collegamento con le masse popolari proletarie, e con la Russia, contro le potenze capitaliste dell'Intesa. "(...) Noi crediamo che la grande maggioranza delle masse sensibili alla problematica nazionale non appartenga alle fila del capitale, ma a quelle del lavoro".(3) Contro i socialdemocratici, che gli rinfacciavano di simpatizzare con il nazionalismo e di minimizzare il pericolo fascista, Radek sosteneva che loro stessi non volevano condurre seriamente la lotta al fascismo, come avrebbe dimostrato il loro rifiuto alla formazione di centurie proletarie, chiesta dai comunisti.(4) La loro critica non sarebbe dunque scaturita dall'intenzione di appoggiare la lotta al fascismo, bensì da quella di discriminare il comunismo. Radek criticava nell'atteggiamento del DVP, che rifiutava i suoi inviti alla collaborazione, volendo continuare a far uso delle parole d'ordine nazionaliste come sistemi di potere, l'uso indebito delle idee nazionali al servizio del capitale. Egli mostrò nei dettagli quale fosse la situazione degli interessi propri della piccola-borghesia, e l'impegno per il proletariato a prendersi cura di tali interessi. "Il partito comunista deve essere capace di risvegliare nelle masse piccolo-borghesi la grande fede sacra nel superamento dello stato di bisogno, e di risvegliare la convinzione che esse saranno in grado di fare ciò insieme alla classe operaia, e di creare in Germania i presupposti per una nuova esistenza. Se la classe operaia tedesca non sarà in grado di inculcare tale fede nelle grandi masse piccolo-borghesi, essa verrà sconfitta, o dovrà almeno differire di molto la sua vittoria".(5)
Dalle ulteriori argomentazioni di Radek risulta evidente fino a che punto egli volesse porre gli ideali nazionalisti al servizio del comunismo, per guadagnare a sé soprattutto le fasce medie della piccola-borghesia, a cui egli attribuiva un'importanza decisiva. Né i socialisti né i partiti borghesi avrebbero mostrato un'alternativa realistica contro la "schiavizzazione del popolo tedesco nel trattato di Versailles", come invece avevano fatto i comunisti. Essi chiedevano che ad accollarsi gli oneri del trattato di pace fosse la grande borghesia, almeno quelli che essa avesse potuto accollarsi. I comunisti sarebbero stati però anche pronti a realizzare un'insurrezione contro il trattato di pace.(6) Essi avrebbero il compito di "(...) persuadere le componenti piccolo-borghesi del fascismo, in lotta contro il depauperamento, che il comunismo non è il solo nemico ma la stella che indicherà loro il sentiero della vittoria".(7) La resistenza al fascismo, come egli asserì poi in un altro contesto, era per Radek proprio il primo passo verso un rinnovato attacco al capitalismo, ormai su di un fronte più ampio che nel primo dopoguerra.(8) L'impeto nazionale, stimolato dall'occupazione franco-belga dei territori della Ruhr e dalla resistenza passiva, gli sembrava l'occasione per mobilitare anche le forze borghesi in favore del comunismo, e di un rivolgimento sociale. Egli riteneva che un tale procedimento fosse più ricco di prospettive di un avvicinamento ai socialdemocratici, che non sarebbero capaci di staccarsi dal capitalismo, mentre con la piccola-borghesia la questione sarebbe rimasta ancora aperta.
In un altro articolo Radek spinse ancora più oltre la sua analisi del fascismo tedesco.(9) Egli mise in evidenza la diversa curva di sviluppo del fascismo tedesco rispetto a quello italiano. Se i fascisti tedeschi avessero preso il potere, avrebbero potuto mantenerlo, secondo Radek, soltanto un attimo. Essendo infatti la Germania dipendente dalle esportazioni industriali, ed oppressa dagli oneri delle riparazioni di guerra, un governo fascista vrebbe potuto offrire alla classe operaia soltanto delle condizioni di vita molto basse, spingendo così l'enorme forza della classe operaia alla lotta immediata. "Governare la Germania vuol dire darle da mangiare. Il fascismo può dare alla Germania il terrore bianco e gli Hohenzollern, non può però darle del pane. Quanto più il fascismo tedesco si rafforza, tanto più esso si indebolisce".(10) In questa situazione senza vie d'uscita, il fascismo tedesco sarebbe riuscito a fare in modo che l'aumento del bisogno e della disperazione tra le fasce medie fosse condizione della sua crescita. Prima di salire al potere, i fascisti farebbero credere alle fasce medie che avrebbero preso delle misure contro gli abusi del capitalismo, come presupposto del miglioramento della loro condizione. I comunisti avrebbero dovuto interrompere un tale raggiro della piccola borghesia.(11) I presupposti piccolo borghesi del fascismo tedesco avrebbero già fin d'allora cominciato ad esaurirsi.(12) Così dalla masse piccolo borghesi sarebbe derivato alla classe operaia, costretta alla lotta dall'egemonia fascista, un altro alleato, e si sarebbe così allo stesso tempo attuata un'altra condizione preliminare alla rivoluzione.
(brano tratto da Karl-Egon Lönne, Il fascismo come provocazione. "Rote Fahne" e "Vorwarts" a confronto con il fascismo italiano tra il 1920 e il 1933, Guida, Napoli, 1985, pp. 106-109)
(1) Il partito nazionalsocialista veniva indicato da "Rote Fahne" soltanto come uno dei partiti fascisti, sebbene il più forte. Ad es. cfr. RF 169, 25.7.23, supplemento; I mandanti del fascismo. L'interesse dei comunisti era rivolto alle tendenze fasciste nel complesso. Due articoli di Hugo Eberlein su "Rote Fahne" riferivano di un numero considerevole di tali gruppi già soltanto in Prussia. RF 199, 31.8.23, supplemento; Squadracce fasciste in Germania RF 201, 31.8.23.
(2) Tra il giugno e l'ottobre del 1923 apparvero su "Rote Fahne" sette suoi ampi articoli. Oltre agli articoli considerati più da vicino, una serie: Comunismo e movimento nazionalista tedesco. RF 188, 16.8.23, supplemento; RF 189, 17.8.23, supplemento; RF 210, 18.9.23, pp. 1-2. Così come aveva fatto la Zarkin e soprattutto Radek, anche A(ugust) T(halheimer) riprese su "Rote Fahne" il rapporto tra la classe media, il capitale ed il proletariato per l'interpretazione del fascismo. "Il fascismo è il movimento della piccola borghesia in direzione del grande capitale, che se ne serve per i suoi scopi contro la classe operaia. E' quindi necessariamente la piccola borghesia ad essere raggirata" RF 160, 14.7.23, p. I; Fascismo, ceto medio e classe operaia. Thalheimer, che aveva già fatto parte della direzione della lega di Spartaco, nel 1923 era uno dei quadri dirigenti del KPD. Dopo la fine della rivolta del KPD dell'ottobre 1923, egli venne destituito dalla sua carica, all'inizio del 1924, insieme ad Heinrich Brandler, visse fino al 1928 in Russia, ed in quell'anno venne espulso dal partito comunista, insieme ad altri comunisti di destra. Egli fu poi uno dei dirigenti del KPD-Opposition, ed andò in esilio dopo il 1933. Cfr. K.O. Flechtheim, Die KPD in der Weimarer Republik, Frankfurt 1969, p. 159 ed in altri luoghi (Trad. it.: Il partito comunista tedesco (KPD) nel periodo della Repubblica di Weimar, con una introduzione di Hermann Weber, Milano 1970) e T.W. Angress, Stillborn Revolution. The comunist bid for power in Germany. 1921-1923, Princeton 1963, pp. 161 e risp. 139.
(3) RF 144, 26.6.23, pp. 1-2; Leo Schlageter. Viandante nel nulla. Cfr. anche Paul Frölich, Arthur Moeller van den Bruck, Karl Radek, Ernst Graf Reventlow, Schlageter. Eine Auseinandersetzung, Vereinigung Internationaler Verlag-Anstalten, Berlino, 1923.
(4) RF 154, 7.7.23, pp. 1-2; Il fascismo, noi ed i socialdemocratici tedeschi. Vedi anche Inprekorr 1923, pp. 1013 e ss.
(5) RF l.c.; anche in Paul Frölich et al., cit., pp. 5-8.
(6) "In secondo luogo sappiamo anche che lotteremmo e potremmo lottare contro la pace di Versailles, così come il popolo russo ha lottato e lotta contro i tentativi di ridurlo in schiavitù". RF l.c.
(7) RF l.c.
(8) "Noi (...) sappiamo che la classe operaia respingerà l'attacco del capitale, la cui forma più alta è il fascismo, e passerà all'attacco contro la roccaforte del capitale. E a questa lotta si unirà non soltanto la classe operaia, ma tutte le masse popolari che soffrono della disgregazione del capitalismo del dopoguerra". RF 173, 29.7.23, supplemento Il fascismo internazionale e l'Internazionale comunista. Vedi anche Inprekorr 1923, pp. 1013 e ss.
(9) RF 176, 2.8.23, pp. 1-2; La bancarotta imminente della borghesia tedesca ed i compiti del Partito Comunista Tedesco.
(10) RF 188, 16.8.23, supplemento; Comunismo e movimento nazionalista tedesco (Karl Radek).
(11) Il fascismo è il socialismo delle masse piccolo-borghesi, e soltanto se riusciremo a provare loro che i loro dirigenti li conducono verso un aggravamento della loro situazione, potremo strapparli dalle mani di quegli elementi che vivono del loro immiserimento; soltanto così i partiti comunisti non solo resisteranno all'ondata fascista, potranno convertirla nel flusso possente del movimento proletario". RF 173, 29.7.23, I supplemento; Il fascismo internazionale e l'Internazionale comunista.
(12) "La carne da cannone piccolo-borghese dell'industria pesante comincia a riflettere, prima ancora che la guerra civile entri nella sua fase più acuta. La borghesia tedesca non ha niente da offrire alle masse piccolo-borghesi, oltre ad un aggravamento dello stato di bisogno e di miseria". RF 176, 2.8.23, pp. 1-2; La bancarotta imminente della borghesia tedesca e i compiti del PArtito Comunista Tedesco.
Dalle ulteriori argomentazioni di Radek risulta evidente fino a che punto egli volesse porre gli ideali nazionalisti al servizio del comunismo, per guadagnare a sé soprattutto le fasce medie della piccola-borghesia, a cui egli attribuiva un'importanza decisiva. Né i socialisti né i partiti borghesi avrebbero mostrato un'alternativa realistica contro la "schiavizzazione del popolo tedesco nel trattato di Versailles", come invece avevano fatto i comunisti. Essi chiedevano che ad accollarsi gli oneri del trattato di pace fosse la grande borghesia, almeno quelli che essa avesse potuto accollarsi. I comunisti sarebbero stati però anche pronti a realizzare un'insurrezione contro il trattato di pace.(6) Essi avrebbero il compito di "(...) persuadere le componenti piccolo-borghesi del fascismo, in lotta contro il depauperamento, che il comunismo non è il solo nemico ma la stella che indicherà loro il sentiero della vittoria".(7) La resistenza al fascismo, come egli asserì poi in un altro contesto, era per Radek proprio il primo passo verso un rinnovato attacco al capitalismo, ormai su di un fronte più ampio che nel primo dopoguerra.(8) L'impeto nazionale, stimolato dall'occupazione franco-belga dei territori della Ruhr e dalla resistenza passiva, gli sembrava l'occasione per mobilitare anche le forze borghesi in favore del comunismo, e di un rivolgimento sociale. Egli riteneva che un tale procedimento fosse più ricco di prospettive di un avvicinamento ai socialdemocratici, che non sarebbero capaci di staccarsi dal capitalismo, mentre con la piccola-borghesia la questione sarebbe rimasta ancora aperta.
In un altro articolo Radek spinse ancora più oltre la sua analisi del fascismo tedesco.(9) Egli mise in evidenza la diversa curva di sviluppo del fascismo tedesco rispetto a quello italiano. Se i fascisti tedeschi avessero preso il potere, avrebbero potuto mantenerlo, secondo Radek, soltanto un attimo. Essendo infatti la Germania dipendente dalle esportazioni industriali, ed oppressa dagli oneri delle riparazioni di guerra, un governo fascista vrebbe potuto offrire alla classe operaia soltanto delle condizioni di vita molto basse, spingendo così l'enorme forza della classe operaia alla lotta immediata. "Governare la Germania vuol dire darle da mangiare. Il fascismo può dare alla Germania il terrore bianco e gli Hohenzollern, non può però darle del pane. Quanto più il fascismo tedesco si rafforza, tanto più esso si indebolisce".(10) In questa situazione senza vie d'uscita, il fascismo tedesco sarebbe riuscito a fare in modo che l'aumento del bisogno e della disperazione tra le fasce medie fosse condizione della sua crescita. Prima di salire al potere, i fascisti farebbero credere alle fasce medie che avrebbero preso delle misure contro gli abusi del capitalismo, come presupposto del miglioramento della loro condizione. I comunisti avrebbero dovuto interrompere un tale raggiro della piccola borghesia.(11) I presupposti piccolo borghesi del fascismo tedesco avrebbero già fin d'allora cominciato ad esaurirsi.(12) Così dalla masse piccolo borghesi sarebbe derivato alla classe operaia, costretta alla lotta dall'egemonia fascista, un altro alleato, e si sarebbe così allo stesso tempo attuata un'altra condizione preliminare alla rivoluzione.
(brano tratto da Karl-Egon Lönne, Il fascismo come provocazione. "Rote Fahne" e "Vorwarts" a confronto con il fascismo italiano tra il 1920 e il 1933, Guida, Napoli, 1985, pp. 106-109)
(1) Il partito nazionalsocialista veniva indicato da "Rote Fahne" soltanto come uno dei partiti fascisti, sebbene il più forte. Ad es. cfr. RF 169, 25.7.23, supplemento; I mandanti del fascismo. L'interesse dei comunisti era rivolto alle tendenze fasciste nel complesso. Due articoli di Hugo Eberlein su "Rote Fahne" riferivano di un numero considerevole di tali gruppi già soltanto in Prussia. RF 199, 31.8.23, supplemento; Squadracce fasciste in Germania RF 201, 31.8.23.
(2) Tra il giugno e l'ottobre del 1923 apparvero su "Rote Fahne" sette suoi ampi articoli. Oltre agli articoli considerati più da vicino, una serie: Comunismo e movimento nazionalista tedesco. RF 188, 16.8.23, supplemento; RF 189, 17.8.23, supplemento; RF 210, 18.9.23, pp. 1-2. Così come aveva fatto la Zarkin e soprattutto Radek, anche A(ugust) T(halheimer) riprese su "Rote Fahne" il rapporto tra la classe media, il capitale ed il proletariato per l'interpretazione del fascismo. "Il fascismo è il movimento della piccola borghesia in direzione del grande capitale, che se ne serve per i suoi scopi contro la classe operaia. E' quindi necessariamente la piccola borghesia ad essere raggirata" RF 160, 14.7.23, p. I; Fascismo, ceto medio e classe operaia. Thalheimer, che aveva già fatto parte della direzione della lega di Spartaco, nel 1923 era uno dei quadri dirigenti del KPD. Dopo la fine della rivolta del KPD dell'ottobre 1923, egli venne destituito dalla sua carica, all'inizio del 1924, insieme ad Heinrich Brandler, visse fino al 1928 in Russia, ed in quell'anno venne espulso dal partito comunista, insieme ad altri comunisti di destra. Egli fu poi uno dei dirigenti del KPD-Opposition, ed andò in esilio dopo il 1933. Cfr. K.O. Flechtheim, Die KPD in der Weimarer Republik, Frankfurt 1969, p. 159 ed in altri luoghi (Trad. it.: Il partito comunista tedesco (KPD) nel periodo della Repubblica di Weimar, con una introduzione di Hermann Weber, Milano 1970) e T.W. Angress, Stillborn Revolution. The comunist bid for power in Germany. 1921-1923, Princeton 1963, pp. 161 e risp. 139.
(3) RF 144, 26.6.23, pp. 1-2; Leo Schlageter. Viandante nel nulla. Cfr. anche Paul Frölich, Arthur Moeller van den Bruck, Karl Radek, Ernst Graf Reventlow, Schlageter. Eine Auseinandersetzung, Vereinigung Internationaler Verlag-Anstalten, Berlino, 1923.
(4) RF 154, 7.7.23, pp. 1-2; Il fascismo, noi ed i socialdemocratici tedeschi. Vedi anche Inprekorr 1923, pp. 1013 e ss.
(5) RF l.c.; anche in Paul Frölich et al., cit., pp. 5-8.
(6) "In secondo luogo sappiamo anche che lotteremmo e potremmo lottare contro la pace di Versailles, così come il popolo russo ha lottato e lotta contro i tentativi di ridurlo in schiavitù". RF l.c.
(7) RF l.c.
(8) "Noi (...) sappiamo che la classe operaia respingerà l'attacco del capitale, la cui forma più alta è il fascismo, e passerà all'attacco contro la roccaforte del capitale. E a questa lotta si unirà non soltanto la classe operaia, ma tutte le masse popolari che soffrono della disgregazione del capitalismo del dopoguerra". RF 173, 29.7.23, supplemento Il fascismo internazionale e l'Internazionale comunista. Vedi anche Inprekorr 1923, pp. 1013 e ss.
(9) RF 176, 2.8.23, pp. 1-2; La bancarotta imminente della borghesia tedesca ed i compiti del Partito Comunista Tedesco.
(10) RF 188, 16.8.23, supplemento; Comunismo e movimento nazionalista tedesco (Karl Radek).
(11) Il fascismo è il socialismo delle masse piccolo-borghesi, e soltanto se riusciremo a provare loro che i loro dirigenti li conducono verso un aggravamento della loro situazione, potremo strapparli dalle mani di quegli elementi che vivono del loro immiserimento; soltanto così i partiti comunisti non solo resisteranno all'ondata fascista, potranno convertirla nel flusso possente del movimento proletario". RF 173, 29.7.23, I supplemento; Il fascismo internazionale e l'Internazionale comunista.
(12) "La carne da cannone piccolo-borghese dell'industria pesante comincia a riflettere, prima ancora che la guerra civile entri nella sua fase più acuta. La borghesia tedesca non ha niente da offrire alle masse piccolo-borghesi, oltre ad un aggravamento dello stato di bisogno e di miseria". RF 176, 2.8.23, pp. 1-2; La bancarotta imminente della borghesia tedesca e i compiti del PArtito Comunista Tedesco.
Un nome per il patriottismo rivoluzionario: Albert Leo Schlageter, di Marco Bagozzi
"Il socialismo ritorna verso il pensiero antico; ma il guerrigliero della città è diventato l'operaio della grande industria e le armi sono state sostituite dalle macchine"
(Ernst Jünger)
Albert Leo Schlageter nasce in un piccolo centro della Germania meridionale nel bel mezzo della Foresta Nera, Schönau, il 12 agosto del 1894.
Cresciuto in una famiglia cattolica partecipa con ardore alla prima guerra mondiale, combattendo sul fronte francese.
La sconfitta della Patria e il ritorno nel mondo "borghese" accende nel giovane la fiamma del movimentismo politico. Milita nei Freikorps nazionalisti ed entra nel Partito nazionalsocialista.
Quando gli eserciti francese e belga invadono la regione della Ruhr (gennaio 1923) Schalgeter guida un pattuglia della Schwarze Reichsewher, che combatte contro gli invasori. La "battaglia della Ruhr", vero e proprio mito fondativo del nazionalismo rivoluzionario tedesco, coinvolge tutte le potenzialità rivoluzionarie tedesche, dal partito nazionalsocialista alle milizie comuniste: "La resistenza antifrancese nella regione diviene così un crogiolo di ideali nazionali e sociali".(1) I contatti tra nazionalisti e comunisti sono sempre più frequenti: il potere centrale teme l'asse rivoluzionario rosso-bruno che potrebbe nascere dallo scontro con i francesi. Erich Müller scrive: "I comunisti presero parte più di quanto comunemente sia risaputo (...) Persino tra le fila della Polizia e delle Forze Armate vi furono allora diffuse simpatie per il KPD; addirittura si parla di una parte dello Stato Maggiore, che si sarebbe messa a disposizione del partito. Gli ufficiali in questione formarono un nuovo Stato Maggiore ed escogitarono un piano tecnicamente assai elaborato per un putsch nazionalcomunista".(2)
Le azioni del manipolo guidato da Schlageter compie numerose azioni di sabotaggio ed è in seguito ad una di queste che il giovane è arrestato dalle forze francesi. Non sono campate in aria i sospetti che vogliono Walther Kadow come la "voce profonda" che tradì Schlageter. Il traditore sarà, di li a poco, assassinato da un gruppo vicino ai nazionalsocialisti, di cui fa parte anche Martin Bormann.
La morte di Schlageter crea uno schok tra le forze patriottiche. I nazionalsocialisti fanno del giovane un eroe. Ma è più sorprendente la posizione presa dall'Internazionale comunista, per voce del rappresentante in Germania, Karl Radek. Ricorda il "tragico destino" di questo "martire del nazionalismo" e "coraggioso soldato della controrivoluzione". Pur rammaricato del passato antibolscevico, riconosce la validità della battaglia di Schlageter, e auspica che questa diventi la battaglia di tutto il popolo tedesco: "solo se la questione tedesca diventa la questione del popolo tedesco, solo se si portano in primo piano i diritti del popolo tedesco, solo così la lotta porterà al popolo tedesco alleati attivi", il Partito Comunista e l’Unione Sovietica. Il discorso di Radek è una "chiara offerta di alleanza al nazionalismo combattentistico tedesco".(3) Le parole di Radek suscitano un importante dibattito alimentato dal Partito Comunista Tedesco e da pensatori nazionalisti, come Arthur Moeller Van Der Bruck e da Ernst von Reventlow, sulla possibilità di un'alleanza tra comunisti e nazionalisti. I nazionalisti, sottolinea Romualdi, vedrebbero di buon occhio "una mobilitazione di massa, e fosse pure di estrazione comunista (...) se avesse come fine la rivolta contro l'Intesa e le sue odiose pretese".(4)
Nel decennale del martirio di Leo Schlageter il prof. Martin Heidegger richiama la figura del soldato: "Proprio qui sostava e di qui passava Schlageter, quando era studente a Friburgo. Ma egli non potè restarvi a lungo. Doveva andare nel Baltico, doveva andare in Alta Slesia, doveva andare nella Ruhr. Non poteva evitare il suo destino, che era quello di morire della morte più grande e più dura con volontà rigorosa e cuore chiaro. Rendiamo omaggio a questo eroe e leviamo in silenzio la mano in segno di saluto".(5)
(ripreso dal blog NazionalBolscevismo)
Note
(1) Luca Lionello Rimbotti, Il nazionalbolscevismo all'appuntamento di Weimar, Trasgressioni, n. 12, maggio-agosto 1990.
(2) Erich Müller, "Nazionalbolscevismo", in Aa.Vv., Nazionalcomunismo, Societa Editrice Barbarossa, 1996.
(3) Ibid.
(4) Adriano Romualdi, Correnti politiche ed ideologiche della destra tedesca, L'Italiano, 1981.
(5) Citato in Maurizio Rossi, Dalle tempeste d’acciaio ai proscritti, Raido, Roma, 2007.
(Ernst Jünger)
Albert Leo Schlageter nasce in un piccolo centro della Germania meridionale nel bel mezzo della Foresta Nera, Schönau, il 12 agosto del 1894.
Cresciuto in una famiglia cattolica partecipa con ardore alla prima guerra mondiale, combattendo sul fronte francese.
La sconfitta della Patria e il ritorno nel mondo "borghese" accende nel giovane la fiamma del movimentismo politico. Milita nei Freikorps nazionalisti ed entra nel Partito nazionalsocialista.
Quando gli eserciti francese e belga invadono la regione della Ruhr (gennaio 1923) Schalgeter guida un pattuglia della Schwarze Reichsewher, che combatte contro gli invasori. La "battaglia della Ruhr", vero e proprio mito fondativo del nazionalismo rivoluzionario tedesco, coinvolge tutte le potenzialità rivoluzionarie tedesche, dal partito nazionalsocialista alle milizie comuniste: "La resistenza antifrancese nella regione diviene così un crogiolo di ideali nazionali e sociali".(1) I contatti tra nazionalisti e comunisti sono sempre più frequenti: il potere centrale teme l'asse rivoluzionario rosso-bruno che potrebbe nascere dallo scontro con i francesi. Erich Müller scrive: "I comunisti presero parte più di quanto comunemente sia risaputo (...) Persino tra le fila della Polizia e delle Forze Armate vi furono allora diffuse simpatie per il KPD; addirittura si parla di una parte dello Stato Maggiore, che si sarebbe messa a disposizione del partito. Gli ufficiali in questione formarono un nuovo Stato Maggiore ed escogitarono un piano tecnicamente assai elaborato per un putsch nazionalcomunista".(2)
Le azioni del manipolo guidato da Schlageter compie numerose azioni di sabotaggio ed è in seguito ad una di queste che il giovane è arrestato dalle forze francesi. Non sono campate in aria i sospetti che vogliono Walther Kadow come la "voce profonda" che tradì Schlageter. Il traditore sarà, di li a poco, assassinato da un gruppo vicino ai nazionalsocialisti, di cui fa parte anche Martin Bormann.
La morte di Schlageter crea uno schok tra le forze patriottiche. I nazionalsocialisti fanno del giovane un eroe. Ma è più sorprendente la posizione presa dall'Internazionale comunista, per voce del rappresentante in Germania, Karl Radek. Ricorda il "tragico destino" di questo "martire del nazionalismo" e "coraggioso soldato della controrivoluzione". Pur rammaricato del passato antibolscevico, riconosce la validità della battaglia di Schlageter, e auspica che questa diventi la battaglia di tutto il popolo tedesco: "solo se la questione tedesca diventa la questione del popolo tedesco, solo se si portano in primo piano i diritti del popolo tedesco, solo così la lotta porterà al popolo tedesco alleati attivi", il Partito Comunista e l’Unione Sovietica. Il discorso di Radek è una "chiara offerta di alleanza al nazionalismo combattentistico tedesco".(3) Le parole di Radek suscitano un importante dibattito alimentato dal Partito Comunista Tedesco e da pensatori nazionalisti, come Arthur Moeller Van Der Bruck e da Ernst von Reventlow, sulla possibilità di un'alleanza tra comunisti e nazionalisti. I nazionalisti, sottolinea Romualdi, vedrebbero di buon occhio "una mobilitazione di massa, e fosse pure di estrazione comunista (...) se avesse come fine la rivolta contro l'Intesa e le sue odiose pretese".(4)
Nel decennale del martirio di Leo Schlageter il prof. Martin Heidegger richiama la figura del soldato: "Proprio qui sostava e di qui passava Schlageter, quando era studente a Friburgo. Ma egli non potè restarvi a lungo. Doveva andare nel Baltico, doveva andare in Alta Slesia, doveva andare nella Ruhr. Non poteva evitare il suo destino, che era quello di morire della morte più grande e più dura con volontà rigorosa e cuore chiaro. Rendiamo omaggio a questo eroe e leviamo in silenzio la mano in segno di saluto".(5)
(ripreso dal blog NazionalBolscevismo)
Note
(1) Luca Lionello Rimbotti, Il nazionalbolscevismo all'appuntamento di Weimar, Trasgressioni, n. 12, maggio-agosto 1990.
(2) Erich Müller, "Nazionalbolscevismo", in Aa.Vv., Nazionalcomunismo, Societa Editrice Barbarossa, 1996.
(3) Ibid.
(4) Adriano Romualdi, Correnti politiche ed ideologiche della destra tedesca, L'Italiano, 1981.
(5) Citato in Maurizio Rossi, Dalle tempeste d’acciaio ai proscritti, Raido, Roma, 2007.
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martedì 12 gennaio 2010
Gli inizi del nazional-bolscevismo in Germania, di Wikipédia Français
Il nazional-bolscevismo (spesso designato con l'espressione "rosso-bruno") è una variante della corrente nazional-rivoluzionaria. Esso ne costituisce la sua ala sinistra.
Il movimento è nato alla fine della Prima Guerra Mondiale, in una Germania in rovina, lacerata dai conflitti tra gli spartachisti marxisti e i corpi franchi nazionalisti. Sintesi tra le due nuove ideologie - il bolscevismo rivelato dalla Rivoluzione russa del 1917 e un nuovo nazionalismo modernizzato dalla grande guerra, sostenuto dalle masse e dal gusto per la tecnica - esso si andrà formando in Germania a partire da due principali elementi:
- una convergenza d'interessi tra la Germania e la Russia sovietica;
- alcuni punti in comune ideologici, di metodo e di stile, tra il bolscevismo e il nazionalismo.
La corrente nazional-bolscevica del comunismo
In senso stretto, la corrente nazional-bolscevica è stata una corrente estremamente minoritaria, limitata a un piccolo numero di pensatori e di gruppi politici. Alcune fonti fanno risalire la sua nascita, nell'aprile 1919, al pensiero di Paul Eltzbacher, un professore berlinese di diritto conosciuto per i suoi scritti sull'anarchismo, deputato nazionalista al Reichstag nel 1919. Fu lui a suggerire un'alleanza tra la Germania e la Russia comunista contro il Trattato di Versailles.
Nel 1919, una corrente nazional-bolscevica si sviluppa ad Amburgo ad opera di due leaders della rivoluzione comunista in questa città: Heinrich Laufenberg (1872-1932, presidente del Consiglio dei lavoratori e dei soldati di Amburgo nel novembre del 1918) e Friedrich o Fritz Wolffheim (1888-1942, ex sindacalista negli Stati Uniti e poi ad Amburgo. Ebreo, morto in campo di concentramento). Entrambi animeranno una tendenza nazional-bolscevica in Germania e in seno all'Internazionale comunista. Espulsi nell'ottobre 1919 dal partito comunista ufficiale, il KPD, entrano nel KAPD (Partito comunista operaio tedesco) che resta nell'Internazionale fino al 1922. A sua volta, anche il KAPD escluderà dai suoi ranghi i nazional-bolscevichi. Il nazional-bolscevismo resterà sempre un movimento di individualità e di piccoli gruppi.
Tra i gruppi nazional-bolscevichi, va menzionato quello di Friedrich Lenz e Hans Ebeling autori della rivista Der Vorkampfer (1930-1933), che tenta di realizzare una fusione ideologica nazional-comunista tra le idee di Karl Marx e quelle dell'economista tedesco Friedrich List. Secondo alcuni nazional-bolscevichi contemporanei, un "Cercle d’études de l’économie planifiée" (o "Arplan") sarebbe stato creato a margine della rivista e avrebbe avuto come segretario il grande oppositore antinazista Arvid Harnack.(1)
Dopo l'arrivo dei nazisti al potere, la maggior parte dei nazional-bolscevichi opta per la resistenza. Ciò nondimeno, alcuni gruppi nazional-bolscevichi collaboreranno con il regime, come il Fichte Bund (fondato ad Amburgo nell'area del KAPD), diretto dal professor Kessemaier (in collegamento anche con il belga Jean Thiriart, allora giovane rexista).
Ernst Niekisch e la rivista Widerstand
Durante la repubblica di Weimar, la personalità più conosciuta del nazional-bolscevismo è Ernst Niekisch (1889-1967). Insegnante social-democratico (1919-1922), espulso dall'SPD nel 1926 a causa del suo nazionalismo. Prima entrerà in rapporto con un piccolo partito socialista della Sassonia che si convertirà alle sue idee. Poi animerà la rivista Widerstand che avrà una grande influenza sulla gioventù di prima del 1933. Il movimento di Niekisch raggruppa persone provenienti tanto dalla sinistra che dalla destra nazionalista. Dopo il 1933, egli si oppone al nazismo e sarà deportato in un campo di concentramento (1937-1945). Dopo il 1945, torna ad insegnare nella DDR. Nel 1953, passerà all'Ovest.
L'effimera "linea Schlageter" (1923)
Nel corso del 1923, "anno terribile" per la Germania, il KPD adotterà per diversi mesi una strategia di seduzione degli ambienti nazionalisti, senza riuscire tuttavia a provocare lo sviluppo di una vera e propria corrente nazional-bolscevica, ma dando luogo all'ennesimo progetto incompiuto.
Nel maggio del 1923, l'Internazionale comunista adotta una linea favorevole al nazionalismo. Scrive il saggista Thierry Wolton: "A metà maggio 1923, dopo un incontro tra i dirigenti dell'IC (Zinov’ev, Bucharin, Trotsky, Radek) e i quadri del KPD, Die Rote Fahne annuncia la nuova linea: 'Il partito comunista deve dire molto chiaramente alle masse nazionaliste della piccola borghesia e agli intellettuali che solo la classe operaia, dopo la sua vittoria, potrà difendere la terra tedesca, i tesori della cultura tedesca e l'avvenire della nazione'" (13 maggio 1923).(2)
La nuova sintesi politica prende le mosse dalla questione dell'occupazione franco-belga della Ruhr. L'occupazione impedisce all'industria renana di lavorare a pieno regime a favore della Germania e, sia pure indirettamente, dell'URSS, di cui la Germania, dopo il trattato di Rapallo (1922), resta l'unico alleato. I comunisti, numerosi e ben organizzati in questa regione industriale, partecipano anche loro agli scioperi e ai boicottaggi contro la Francia. Il luogotenente Schlageter, un nazionalista di destra, organizza dei sabotaggi e degli attentati esplosivi. Viene fucilato dai francesi il 26 maggio 1923. La sua memoria sarà sfruttata tanto dai nazionalisti (compresi i nazisti) che dai comunisti (cfr. i tributi a lui dedicati da Radek, di fronte all'esecutivo dell'Internazionale comunista il 20 giugno 1923, Moeller van den Bruck e Heidegger).
In seguito si registreranno altri segni concreti di avvicinamento tra le parti. Così come quello di alcune personalità dell'estrema destra nazionalista che prenderanno la parola sulla stampa comunista (Die Rote Fahne).(3)
Nel mese di ottobre 1923, a Stuttgart, il deputato comunista Hermann Remmele (che più tardi diventerà presidente del KPD e membro del Presidium del Comintern fino al 1931) organizza un progetto di riconciliazione con il partito nazista. Spiega Thierry Wolton: "Hermann Remmele, deputato comunista al Reichstag, è acclamato a Stuttgart in una riunione di camicie brune".(4) Qualche giorno più tardi, in una riunione comunista a Stuttgart, Remmele invita a prendere la parola un nazista "venuto a invocare di fronte a migliaia di militanti una tregua tra il KPD e l'NSDAP di Hitler". Remmele "arrivò a dire che un'alleanza con i nazional-socialisti per abbattere il capitalismo a lui pareva meno biasimevole di una con i social-democratici".(5)
La linea nazionalista del KPD durerà tuttavia soltanto un certo tempo e non riuscirà ad oltrepassare l'autunno del 1923.(6)
La strategia seduttiva del KPD verso i nazionalisti (1930-1932)
Nel 1930-1932, si manifestano nuove convergenze tra il partito comunista tedesco KPD e il partito nazista NSDAP. Gli storici ritengono che si sia trattato essenzialmente degli esiti di una scelta strategica del KPD mirata a recuperare una parte dell'elettorato proletario sedotto dal nazismo (vedi in particolare Thierry Wolton e Timothy S. Brown). Se non altro, la convergenza di interessi dei due partiti "estremisti" all'affondamento della repubblica di Weimar a dominanza social-democratica è stata spesso sottolineata. In ogni caso, alcuni autori fanno notare che i tentativi di seduzione comunista nei confronti dell'elettorato nazista si sono appoggiati su una sintesi ideologica che si inscrive nella storia stessa del nazional-bolscevismo.(7)
Metà septembre 1930, il deputato comunista Maria Reese proclama al Reichstag: "Il partito nazional-socialista ha un compito storico, il compito di disaggregare ambienti che non ci riguardano più e che non sono ancora passati all’esercito rivoluzionario. Quelle persone alle quali esso distruggerà la fede nella capacità di sopravvivenza del sistema capitalista, nella sua necessità e nella sua legittimità, quelle persone non verranno mai a voi (nb: all'SPD), esse verranno a noi".(8)
La strategia comunista darà qualche frutto. Dei gruppi di nazisti di sinistra si distaccheranno dall'NSDAP e aderiranno al partito comunista. Ad esempio, "Durante l'inverno 1930-1931, la maggioranza di 5.000 membri di una organizzazione nazista di sinistra entrerà nel KPD".(9) La più celebre conversione al comunismo rimane quella di Richard Scheringer, eroe nazista e futuro dirigente comunista della Germania occidentale dopo il 1945.(10)
Thierry Wolton ritiene che, verso il 1932-'33, "si sia operata una sorta di simbiosi tra i comunisti e i nazisti con avvicinamenti e allontanamenti significativi da ambo le parti.(11) Questo nonostante il fatto che i militanti di entrambi i partiti abbiano continuato a scontrarsi violentemente nelle strade, provocando, nel 1931, 103 morti tra i comunisti e 79 tra i nazisti.
La collusione delle due parti porterà il colpo di grazia alla repubblica di Weimar: referendum comune contro il governo social-democratico della Prussia nell'anno 1931, mozione di sfiducia comune contro il governo social-democratico della Prussia nel mese di marzo 1932, mozione comune che provocherà lo scioglimento del parlamento tedesco nel mese di luglio 1932, sciopero comune dei trasporti Berlino nel mese di novembre 1932.
La collusione raggiungerà il suo apogeo alle legislative della fine del 1932: "In occasione di queste nuove elezioni, l’organo del KPD publicherà una 'Lettera aperta agli elettori operai del NSDAP'" (Die Rote Fahne del 1 novembre 1932). Walter Ulbricht (futuro dirigente della DDR) scrive: "I membri proletari dell'NSDAP sono entrati nei ranghi del fronte unico del proletariato.(12) Thälmann dichiara: "Noi abbiamo anche costituito un fronte di classe unico con i proletari nazisti.(13) E le parole si traducono in un atto spettacolare: "I comunisti hanno mobilitato i loro militanti a sostegno dello sciopero dei trasporti di Berlino organizzato di concerto con i nazisti, contro la centrale sindacale social-democratica, BVG. Giovani comunisti e Hitler Jugend scesi insieme nelle strade della capitalea sostegno degli scioperanti".(14)
Qualche settimana più tardi, Hitler stabilirà la sua dittatura con l'appoggio della destra e i comunisti saranno le prime vittime del regime nazista.
(trad. it. della prima parte della voce "Nazional-bolscevismo" di Wikipédia Français, http://fr.wikipedia.org/wiki/National_bolchevisme)
Bibliografia
Louis Dupeux, Stratégie communiste et dynamique conservatrice. Essai sur les différents sens de l'expression "National-bolchevisme" en Allemagne, sous la République de Weimar (1919-1933), Librairie Honoré Champion, Parigi, 1976. Tesi dell'autore, opera di riferimento sull'argomento.
Louis Dupeux, National bolchevisme: stratégie communiste et dynamique conservatrice, 2 voll., Librairie Honoré Champion, Parigi, 1979.
Thierry Wolton, Rouge-Brun. Le mal du siècle, Jean-Claude Lattes, Parigi, 1999.
Note e riferimenti
(1) Louis Dupeux, National bolchevisme: stratégie communiste et dynamique conservatrice, 2 voll., Librairie Honoré Champion, Parigi, 1979, pp. 486-492.
Thierry Wolton, Rouge-Brun. Le mal du siècle, Jean-Claude Lattes, Parigi, 1999, p. 91.
(3) Thierry Wolton, op. cit.
(4) Bulletin communiste, n. 41, 11 ottobre 1923, p. 625, citato da Thierry Wolton, op. cit., p. 93 e nel libro di Margarete Buber Neumann, Prigioniera di Stalin e Hitler, Il Mulino, Bologna, 2005
(5) Louis Dupeux, op. cit., p. 94.
(6) Ibid.
(7) Thierry Wolton, op. cit.
(8) Louis Dupeux, op. cit., p. 558; citato in Thierry Wolton, op. cit., p. 99.
(9) Thierry Wolton, op. cit., p. 99.
(10) Timothy S. Brown, studio sul caso Scheringer. Egli riporta anche alcuni esempi di falsi giornali delle SA pubblicati dal KPD, di reclutatori comunisti vestiti da SA, di una sezione di truppe del KPD vestite da SA, ecc.
(11) Thierry Wolton, op. cit. p. 99.
(12) Thierry Wolton, op. cit. p. 101.
(13) Die Rote Fahne del 10 novembre 1932, citato in Thierry Wolton, op. cit., pp. 101-102.
(14) Thierry Wolton, op. cit. p. 101.
Il movimento è nato alla fine della Prima Guerra Mondiale, in una Germania in rovina, lacerata dai conflitti tra gli spartachisti marxisti e i corpi franchi nazionalisti. Sintesi tra le due nuove ideologie - il bolscevismo rivelato dalla Rivoluzione russa del 1917 e un nuovo nazionalismo modernizzato dalla grande guerra, sostenuto dalle masse e dal gusto per la tecnica - esso si andrà formando in Germania a partire da due principali elementi:
- una convergenza d'interessi tra la Germania e la Russia sovietica;
- alcuni punti in comune ideologici, di metodo e di stile, tra il bolscevismo e il nazionalismo.
La corrente nazional-bolscevica del comunismo
In senso stretto, la corrente nazional-bolscevica è stata una corrente estremamente minoritaria, limitata a un piccolo numero di pensatori e di gruppi politici. Alcune fonti fanno risalire la sua nascita, nell'aprile 1919, al pensiero di Paul Eltzbacher, un professore berlinese di diritto conosciuto per i suoi scritti sull'anarchismo, deputato nazionalista al Reichstag nel 1919. Fu lui a suggerire un'alleanza tra la Germania e la Russia comunista contro il Trattato di Versailles.
Nel 1919, una corrente nazional-bolscevica si sviluppa ad Amburgo ad opera di due leaders della rivoluzione comunista in questa città: Heinrich Laufenberg (1872-1932, presidente del Consiglio dei lavoratori e dei soldati di Amburgo nel novembre del 1918) e Friedrich o Fritz Wolffheim (1888-1942, ex sindacalista negli Stati Uniti e poi ad Amburgo. Ebreo, morto in campo di concentramento). Entrambi animeranno una tendenza nazional-bolscevica in Germania e in seno all'Internazionale comunista. Espulsi nell'ottobre 1919 dal partito comunista ufficiale, il KPD, entrano nel KAPD (Partito comunista operaio tedesco) che resta nell'Internazionale fino al 1922. A sua volta, anche il KAPD escluderà dai suoi ranghi i nazional-bolscevichi. Il nazional-bolscevismo resterà sempre un movimento di individualità e di piccoli gruppi.
Tra i gruppi nazional-bolscevichi, va menzionato quello di Friedrich Lenz e Hans Ebeling autori della rivista Der Vorkampfer (1930-1933), che tenta di realizzare una fusione ideologica nazional-comunista tra le idee di Karl Marx e quelle dell'economista tedesco Friedrich List. Secondo alcuni nazional-bolscevichi contemporanei, un "Cercle d’études de l’économie planifiée" (o "Arplan") sarebbe stato creato a margine della rivista e avrebbe avuto come segretario il grande oppositore antinazista Arvid Harnack.(1)
Dopo l'arrivo dei nazisti al potere, la maggior parte dei nazional-bolscevichi opta per la resistenza. Ciò nondimeno, alcuni gruppi nazional-bolscevichi collaboreranno con il regime, come il Fichte Bund (fondato ad Amburgo nell'area del KAPD), diretto dal professor Kessemaier (in collegamento anche con il belga Jean Thiriart, allora giovane rexista).
Ernst Niekisch e la rivista Widerstand
Durante la repubblica di Weimar, la personalità più conosciuta del nazional-bolscevismo è Ernst Niekisch (1889-1967). Insegnante social-democratico (1919-1922), espulso dall'SPD nel 1926 a causa del suo nazionalismo. Prima entrerà in rapporto con un piccolo partito socialista della Sassonia che si convertirà alle sue idee. Poi animerà la rivista Widerstand che avrà una grande influenza sulla gioventù di prima del 1933. Il movimento di Niekisch raggruppa persone provenienti tanto dalla sinistra che dalla destra nazionalista. Dopo il 1933, egli si oppone al nazismo e sarà deportato in un campo di concentramento (1937-1945). Dopo il 1945, torna ad insegnare nella DDR. Nel 1953, passerà all'Ovest.
L'effimera "linea Schlageter" (1923)
Nel corso del 1923, "anno terribile" per la Germania, il KPD adotterà per diversi mesi una strategia di seduzione degli ambienti nazionalisti, senza riuscire tuttavia a provocare lo sviluppo di una vera e propria corrente nazional-bolscevica, ma dando luogo all'ennesimo progetto incompiuto.
Nel maggio del 1923, l'Internazionale comunista adotta una linea favorevole al nazionalismo. Scrive il saggista Thierry Wolton: "A metà maggio 1923, dopo un incontro tra i dirigenti dell'IC (Zinov’ev, Bucharin, Trotsky, Radek) e i quadri del KPD, Die Rote Fahne annuncia la nuova linea: 'Il partito comunista deve dire molto chiaramente alle masse nazionaliste della piccola borghesia e agli intellettuali che solo la classe operaia, dopo la sua vittoria, potrà difendere la terra tedesca, i tesori della cultura tedesca e l'avvenire della nazione'" (13 maggio 1923).(2)
La nuova sintesi politica prende le mosse dalla questione dell'occupazione franco-belga della Ruhr. L'occupazione impedisce all'industria renana di lavorare a pieno regime a favore della Germania e, sia pure indirettamente, dell'URSS, di cui la Germania, dopo il trattato di Rapallo (1922), resta l'unico alleato. I comunisti, numerosi e ben organizzati in questa regione industriale, partecipano anche loro agli scioperi e ai boicottaggi contro la Francia. Il luogotenente Schlageter, un nazionalista di destra, organizza dei sabotaggi e degli attentati esplosivi. Viene fucilato dai francesi il 26 maggio 1923. La sua memoria sarà sfruttata tanto dai nazionalisti (compresi i nazisti) che dai comunisti (cfr. i tributi a lui dedicati da Radek, di fronte all'esecutivo dell'Internazionale comunista il 20 giugno 1923, Moeller van den Bruck e Heidegger).
In seguito si registreranno altri segni concreti di avvicinamento tra le parti. Così come quello di alcune personalità dell'estrema destra nazionalista che prenderanno la parola sulla stampa comunista (Die Rote Fahne).(3)
Nel mese di ottobre 1923, a Stuttgart, il deputato comunista Hermann Remmele (che più tardi diventerà presidente del KPD e membro del Presidium del Comintern fino al 1931) organizza un progetto di riconciliazione con il partito nazista. Spiega Thierry Wolton: "Hermann Remmele, deputato comunista al Reichstag, è acclamato a Stuttgart in una riunione di camicie brune".(4) Qualche giorno più tardi, in una riunione comunista a Stuttgart, Remmele invita a prendere la parola un nazista "venuto a invocare di fronte a migliaia di militanti una tregua tra il KPD e l'NSDAP di Hitler". Remmele "arrivò a dire che un'alleanza con i nazional-socialisti per abbattere il capitalismo a lui pareva meno biasimevole di una con i social-democratici".(5)
La linea nazionalista del KPD durerà tuttavia soltanto un certo tempo e non riuscirà ad oltrepassare l'autunno del 1923.(6)
La strategia seduttiva del KPD verso i nazionalisti (1930-1932)
Nel 1930-1932, si manifestano nuove convergenze tra il partito comunista tedesco KPD e il partito nazista NSDAP. Gli storici ritengono che si sia trattato essenzialmente degli esiti di una scelta strategica del KPD mirata a recuperare una parte dell'elettorato proletario sedotto dal nazismo (vedi in particolare Thierry Wolton e Timothy S. Brown). Se non altro, la convergenza di interessi dei due partiti "estremisti" all'affondamento della repubblica di Weimar a dominanza social-democratica è stata spesso sottolineata. In ogni caso, alcuni autori fanno notare che i tentativi di seduzione comunista nei confronti dell'elettorato nazista si sono appoggiati su una sintesi ideologica che si inscrive nella storia stessa del nazional-bolscevismo.(7)
Metà septembre 1930, il deputato comunista Maria Reese proclama al Reichstag: "Il partito nazional-socialista ha un compito storico, il compito di disaggregare ambienti che non ci riguardano più e che non sono ancora passati all’esercito rivoluzionario. Quelle persone alle quali esso distruggerà la fede nella capacità di sopravvivenza del sistema capitalista, nella sua necessità e nella sua legittimità, quelle persone non verranno mai a voi (nb: all'SPD), esse verranno a noi".(8)
La strategia comunista darà qualche frutto. Dei gruppi di nazisti di sinistra si distaccheranno dall'NSDAP e aderiranno al partito comunista. Ad esempio, "Durante l'inverno 1930-1931, la maggioranza di 5.000 membri di una organizzazione nazista di sinistra entrerà nel KPD".(9) La più celebre conversione al comunismo rimane quella di Richard Scheringer, eroe nazista e futuro dirigente comunista della Germania occidentale dopo il 1945.(10)
Thierry Wolton ritiene che, verso il 1932-'33, "si sia operata una sorta di simbiosi tra i comunisti e i nazisti con avvicinamenti e allontanamenti significativi da ambo le parti.(11) Questo nonostante il fatto che i militanti di entrambi i partiti abbiano continuato a scontrarsi violentemente nelle strade, provocando, nel 1931, 103 morti tra i comunisti e 79 tra i nazisti.
La collusione delle due parti porterà il colpo di grazia alla repubblica di Weimar: referendum comune contro il governo social-democratico della Prussia nell'anno 1931, mozione di sfiducia comune contro il governo social-democratico della Prussia nel mese di marzo 1932, mozione comune che provocherà lo scioglimento del parlamento tedesco nel mese di luglio 1932, sciopero comune dei trasporti Berlino nel mese di novembre 1932.
La collusione raggiungerà il suo apogeo alle legislative della fine del 1932: "In occasione di queste nuove elezioni, l’organo del KPD publicherà una 'Lettera aperta agli elettori operai del NSDAP'" (Die Rote Fahne del 1 novembre 1932). Walter Ulbricht (futuro dirigente della DDR) scrive: "I membri proletari dell'NSDAP sono entrati nei ranghi del fronte unico del proletariato.(12) Thälmann dichiara: "Noi abbiamo anche costituito un fronte di classe unico con i proletari nazisti.(13) E le parole si traducono in un atto spettacolare: "I comunisti hanno mobilitato i loro militanti a sostegno dello sciopero dei trasporti di Berlino organizzato di concerto con i nazisti, contro la centrale sindacale social-democratica, BVG. Giovani comunisti e Hitler Jugend scesi insieme nelle strade della capitalea sostegno degli scioperanti".(14)
Qualche settimana più tardi, Hitler stabilirà la sua dittatura con l'appoggio della destra e i comunisti saranno le prime vittime del regime nazista.
(trad. it. della prima parte della voce "Nazional-bolscevismo" di Wikipédia Français, http://fr.wikipedia.org/wiki/National_bolchevisme)
Bibliografia
Louis Dupeux, Stratégie communiste et dynamique conservatrice. Essai sur les différents sens de l'expression "National-bolchevisme" en Allemagne, sous la République de Weimar (1919-1933), Librairie Honoré Champion, Parigi, 1976. Tesi dell'autore, opera di riferimento sull'argomento.
Louis Dupeux, National bolchevisme: stratégie communiste et dynamique conservatrice, 2 voll., Librairie Honoré Champion, Parigi, 1979.
Thierry Wolton, Rouge-Brun. Le mal du siècle, Jean-Claude Lattes, Parigi, 1999.
Note e riferimenti
(1) Louis Dupeux, National bolchevisme: stratégie communiste et dynamique conservatrice, 2 voll., Librairie Honoré Champion, Parigi, 1979, pp. 486-492.
Thierry Wolton, Rouge-Brun. Le mal du siècle, Jean-Claude Lattes, Parigi, 1999, p. 91.
(3) Thierry Wolton, op. cit.
(4) Bulletin communiste, n. 41, 11 ottobre 1923, p. 625, citato da Thierry Wolton, op. cit., p. 93 e nel libro di Margarete Buber Neumann, Prigioniera di Stalin e Hitler, Il Mulino, Bologna, 2005
(5) Louis Dupeux, op. cit., p. 94.
(6) Ibid.
(7) Thierry Wolton, op. cit.
(8) Louis Dupeux, op. cit., p. 558; citato in Thierry Wolton, op. cit., p. 99.
(9) Thierry Wolton, op. cit., p. 99.
(10) Timothy S. Brown, studio sul caso Scheringer. Egli riporta anche alcuni esempi di falsi giornali delle SA pubblicati dal KPD, di reclutatori comunisti vestiti da SA, di una sezione di truppe del KPD vestite da SA, ecc.
(11) Thierry Wolton, op. cit. p. 99.
(12) Thierry Wolton, op. cit. p. 101.
(13) Die Rote Fahne del 10 novembre 1932, citato in Thierry Wolton, op. cit., pp. 101-102.
(14) Thierry Wolton, op. cit. p. 101.
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