lunedì 25 gennaio 2010

Una generazione in lotta contro il proprio tempo, di Antonio Lombardo

Esistono autori in cui azione, autobiografia e narrazione si confondono fino a divenire indistinguibili: dalle loro pagine spesso emerge, carico di vitalità, un fascino simile a quello degli antichi poemi epici. Ernst von Salomon appartiene fuori di dubbio a questa composita schiera, in cui si potrebbero a buon diritto annoverare anche Pierre Drieu La Rochelle e Robert Brasillach, Ernst e Friedrich Georg Jünger, Yukio Mishima e persino Gabriele d'Annunzio. È immediatamente consequenziale e comprensibile, quindi, che questo autore tanto abbia appassionato intere generazioni di giovani. "La biografia stessa di von Salomon - scrive Marco Revelli nella sua ampia postfazione all'ultima edizione italiana de I proscritti, il romanzo più famoso di von Salomon - ne fa un rappresentante emblematico di quell''esistenzialismo guerriero' che animò in entrambi i dopoguerra ogni esperienza nazional-rivoluzionaria".
Quest'edizione, pubblicata per i tipi della casa editrice Baldini & Castoldi, è corredata anche da una cronologia del periodo 1918-1923 in Germania (il luogo temporale e spaziale in cui si svolge la maggior parte dell’azione narrata nel romanzo). La vicenda si apre nella Germania guglielmina ancora impegnata nella Grande Guerra: la rivolta interna dei marinai e l'inefficacia strategica della grande avanzata sul fronte dell'Ovest preludono al definitivo tracollo militare, morale e materiale della nazione. Si assiste all'improvvisa, epidemica diffusione del bolscevismo e alla parallela nascita dei Freikorps (i corpi franchi): corpi militari volontari in rapporto di indiretta dipendenza dallo Stato e assai simili alle compagnia di ventura rinascimentali.
Nel corpo di uno Stato morente, infezione e anticorpi si accingono a combattersi in quella che si profila come l’ultima e decisiva battaglia. Ben presto però, tra gli uomini dei Freikorps (tanto quelli impegnati in patria quanto quelli che combattono sul fronte del Baltico) subentra la convinzione di non appartenere sotto alcun aspetto al nuovo Stato sorto dallo sfacelo: la Repubblica di Weimar. Con ogni evidenza, essa appare come un governo-fantoccio asservito in tutto e per tutto ai voleri stranieri degli ex-nemici. Insurrezioni e pronunciamenti si moltiplicano, fino a culminare, nel 1920, nel fallito colpo di stato del generale von Lüttwitz. Il clima generale si arroventa e la lotta politica assomiglia sempre più alla guerra civile.
È in questa temperie che operano i proscritti del romanzo: giovani tedeschi, per lo più reduci del fronte e dei Freikorps, che agiscono per difendere quella Germania, o meglio quell'idea di Germania, che non ha alcuna rappresentanza nello stato-fantoccio di Weimar. Difendono la Ruhr e l’Alta Slesia, prendono Monaco, colpiscono gli avversari politici. Il culmine delle vicende di quegli anni si ha il 24 giugno 1922, quando un commando di cui fa parte lo stesso von Salomon uccide il ministro degli esteri Walther Rathenau, simbolo vivente di quella Germania "cooperante" con i nemici di un tempo. La terza e ultima parte de I proscritti si intitola "I delinquenti" (e segue a "I dispersi" e "I congiurati"): è il racconto di cinque lunghi anni di carcerazione del protagonista.
Per la sua carica emotiva, oltre che per l'indubbio valore letterario, questo straordinario affresco di un periodo storico che è I proscritti è divenuto il romanzo emblematico della Destra europea, poiché, per usare ancora le parole di Revelli, "in von Salomon e nei suoi 'proscritti' questa destra, più che un progetto ideale o un sistema di valori, vedeva un nuovo 'tipo umano': un modello di personalità capace di resistere allo sradicamento, di contrapporsi attraverso l’azione estrema, assoluta, fine a se stessa, al corso avverso della storia, e per questa via di sopravvivere in quel 'panorama di rovine' che per i 'vinti del '45' (...) era divenuta l'Europa".

(ripreso da "La Padania", 30/12/2001; riprodotto in Centro Studi La Runa)

Sulle tracce di una generazione perduta, di Antonio Lombardo

E' stato dato alle stampe un volume di immagini poco notato, ma di una bellezza commovente, semplice e struggente. Si tratta di un libro che, pubblicato oggi nella nostra lingua, uscì nel 1986 in Germania col titolo di Bilder aus dem Wandervögel Leben (Immagini dalla vita del Wandervögel, Socrates, Roma 1999 - il nome del movimento significa "uccello migratore") a seguito della donazione, da parte di Julius Groß, del suo intero, immenso repertorio fotografico all'Archivio del Movimento giovanile tedesco conservato nel castello di Ludwigstein a Witzenhausen. Julius Groß, come racconta Winfried Mogge nel testo, "in qualità di 'fotografo dei Wandervögel' (...), aveva messo insieme una documentazione fotografica unica, dal punto di vista sia quantitativo che qualitativo, sulla storia della gioventù tedesca nei primi trentacinque anni circa del XX secolo". Di quella gioventù, cioè, che armata di strumenti musicali e calzettoni alla zuava, in una rivolta esistenziale globale contro il mondo moderno, tornava alle campagne, alle escursioni, ai fienili e ai castelli diroccati, evitando le comodità di una vita borghese, "civilizzata" e cittadina.
Questo movimento, che tanta parte ebbe in seno al movimento ideale della "rivoluzione conservatrice", era composto da giovani di varia estrazione sociale, che dimostravano con ciò stesso il loro rifiuto del mito astratto e alienante della "lotta di classe" in seno alla Repubblica di Weimar; ragazzi che privilegiavano quali forme artistiche il canto, la danza, la pittura e, appunto, la fotografia. Anche il corpo nudo, specie femminile, è spesso presente in queste immagini (allora) di forte rottura: scriveva della "spiritualità Wandervögel" Charly Strässer nel 1926, giungendo a teorizzare una vera e propria Weltanschauung neopagana: "È la nostalgia della redenzione in una religiosità che abbraccia corpo e anima nel grande divenire della natura (...) È una religiosità che, partendo prima di tutto dal corpo, supera l'incarcerazione cristiana, degradante, profanatrice; che travolge il mondo, ormai crollato, e in macerie, dell’Alto Culto dello Spirito; è la 'profonda, interiore religiosità della corporeità'".
I valori contadini, della terra e del sangue, il sapore dell'amicizia, l'amore per la natura in tutte le sue forme, la profonda, incontenibile gioia di vivere: queste le caratteristiche della gioventù Wandervögel, che traspaiono con potenza e carica suggestiva dal centinaio di fotografie del volume. In una di queste si vede un gruppetto di ragazzi su un poggio, accanto a una pentola sul fuoco; sullo sfondo stanno arbusti, alcune grandi latifoglie e un lago; in un'altra è rappresentato un alloggio per la notte, con il pagliericcio per meglio riposare: una dozzina di giovanissimi stanno sdraiati insieme; un'immagine raffigura due fanciulle che hanno raccolto dei fiori in una radura illuminata da un fascio di luce; in una, particolarmente riuscita, sotto il tronco di una grande quercia, di notte, si è formato un cerchio di ragazzi e ragazze, che cantano accompagnandosi con chitarre e violini. Queste fotografie comunicano direttamente la realtà di un tentativo, quasi unico nel suo genere, di conciliare la rivolta contro l'industrializzazione e il decadimento moderni con la ripresa di valori assiali ed eterni: ed è per questi motivi che il libro si rivela in quest'epoca di così grave crisi tanto più accattivante e significativo. Con esso si offre una preziosa opportunità di conoscere a fondo lo spirito animatore del movimento Wandervögel.

(ripreso da Centro Studi La Runa, 2000)

domenica 24 gennaio 2010

Movimento della gioventù e ideologia nazional-rivoluzionaria sotto la Repubblica di Weimar (Seconda parte), di Thierry Mudry

Hans Ebeling e Theo Hespers
La rivista "Kameradschatf" (Cameratismo) costituisce un'importante testimonianza sulla resistenza della gioventù bündisch allo stato hitleriano e sul progetto di stato e società che essa opponeva al fascismo. Questa rivista di lingua tedesca pubblicata in Belgio era distribuita clandestinamente in Germania. I suoi fondatori Hans Ebeling e Theo Hespers erano due vecchi capi delle leghe della gioventù in esilio. Il primo, nato nel 1897 a Krefeld aveva preso parte alla prima guerra mondiale (durante la quale è stato promosso al grado di tenente); ai combattimenti del 1920 (Renania), nelle fila della Reichwehr provvisoria e alla resistenza contro le truppe di occupazione francesi della Ruhr. Poco dopo entra a far parte del Jungnationaler Bünd dal quale si separò nel 1924 per fondare la Jungnationaler Bünd Deutsche Jungenschaft più attiva e radicale della prima e che evolverà presto su posizioni nazional-bolsceviche. Dalla fine del 1929 fino al gennaio 1933 Ebeling dirige con il profesor Lenz la rivista "Der Vorkampfer".(17) Theo Hespers, nato nel 1903 entra a quattordici anni nell'organizzazione della gioventù cattolica Quickborn a cui apparterrà fino al 1927. Participa anche alla resistenza passiva contro l'occupazione franco-belga della Ruhr. In seguito aderirà alla Vitus heller Bewegung(18) e dirigerà la "Pfadfinderschaft Westmark" che costituirà insieme con la lega di Ebeling, la Freischar Schill e la giovane lega prussiana di Jupp Hoven, il Comitato di lotta dei gruppi nazional-rivoluzionari occidentali in Renania.

Il Bünd, alternativa ai partiti e al partito unico
"Kameradschatf" è stata la tribuna dei giovani oppositori all'hitlerismo. I "giovani nazionalisti", i "giovani socialisti", i "giovani cattolici" e i "giovani protestanti" si esprimevano in "Kameradschatf" e in essa si firmavano bündisch, nazionalisti völkisch e della grande Germania, cristiani, democratici e socialisti.
Per loro, il Bünd costituiva un modello politico, un modello di "democrazia in Germania" fondato su di un Fuhrer Gefolgschaft (un Fuhrer carismatico al servizio dell'idea, liberamente eletto e sottoposto alla permanente approvazione del gruppo, essendo egli solo un "primus inter pares"). Il Bünd si opponeva ai partiti falliti della democrazia weimeriana e al partito unico della dittatura hitleriana. Il Bünd era un modello sociale fondato sul cameratismo (Kameradschatf) opposto alla Schadenfreude hitleriana, un modello di integrazione dell'individuo e di socializzazione fondato sull'entusiasmo, un modello di educazione politica e un modello al tempo stesso di comunità di combattenti rivoluzionari formata dai giovani attivisti tedeschi nemici di Weimar e dell'hitlerismo.
Per i collaboratori di "Kameradschatf" che insistevano particolarmente sul ruolo svolto dal Bünd in materia di educazione politica e per i quali l'uomo bündisch era l'uomo politico per eccellenza interamente dedito al servizio dello Stato del popolo, lo stato hitleriano appariva come una dittatura di elementi piccolo-borghesi apolitici (associati a una Reichwehr a cui era delegata ogni responsabilità politica). La liquidazione politica, a volte anche fisica, sotto il III Reich dell'attivismo nazionalista (gruppi paramilitari e leghe della gioventù) considerato pericoloso per i nuovi padroni della Germania, gli pareva essere un aspetto rivelatore.(19)

Ridefinire la Volkgemeinschaft
I nazionalisti völkisch prendono le difese del popolo e del Volkstum ma respingono l'imperialismo neo-tedesco degli hitleriani; nello spirito dei collaboratori di "Kameradschatf" il nazionalismo völkisch si consacra nella difesa dell'indipendenza e del Volkstum di tutti i popoli. Difendono i popoli dallo sfruttamento capitalistico persistente e dall'arbitrio dello stato hitleriano, propongono la costituzione di una vera e propria Volksgemeinschaft (comunità di popolo) senza relazioni con la suddetta Volkgemeinschaft prodotta dalla dittatura politica e dalla massificazione hitleriana, la costituzione di questa "vera" Volkgemeinschaft necessitava ai loro occhi di un nuovo ordine socio-economico (socialista) che ponesse fine all'ordine di classe nato dal capitalismo e un riorientamento spirituale (völkisch) di essenza cristiana che combattesse lo sviluppo capitalista dell'epoca.(20)
E' stato il caso di Otto Strasser, che contrapponeva la grande tradizione tedesca fondata sul rifiuto del dualismo austro-prussiano, e tutto quello che ne consegue, il pangermanesimo.
Rifiutano l'economia capitalistica fondata sul profitto così come sull'economia di guerra e l'"anarchia burocratica" (simbiosi questa che è stata realizzata alla perfezione dalla Germania hitleriana) alle quali pretendono di sostituire un Piano (tedesco prima e europeo poi). Preconizzavano nel contesto di questo Piano un'economia destinata a soddisfare le necessità del popolo, la nazionalizzazione delle industrie come chiave che rompesse il potere del grande capitale e la divisione delle grandi proprietà terriere e infine la costituzione di cooperative in tutti gli ambiti dell'attività economica.

La tradizione libertaria dei Wandervögel
La redazione di "Kameradschatf" si dichiarava erede di due tradizioni:
1) il movimento della gioventù indipendente, sopratutto della "Gioventù tedesca libera" nata dalla riunione di Hohe Meissner del 1913.
Contro il mondo paternalistico (Vatenvelt) il movimento giovanile aveva affermato la sua lealtà ai padri originari, agli antenati (Vorvater).(21) Contro il controllo delle istituzioni (scuola, chiesa, famiglia) e la società borghese rivendicata la sua indipendenza accogliendo giovani leader nel suo seno. Contro lo stato wilhelmiano e lo sciovinismo borghese affermato il suo amore per il Volk.(22) Contro la grande città il movimento della gioventù aveva proposto il "Wandern", il vagabondaggio attraverso il paese tedesco (la Germania profonda) e il contatto con il Volk tedesco autentico. Contro la religione rivelata il movimento giovanile aveva tentato di risvegliare una religiosità germanica. Contro il tabagismo e l'alcolismo che condannano, contro la degenerazione fisica, aveva esaltato la forza fisica e la bellezza nordica (dipinta dal pittore Fidus) praticando la ginnastica e il nudismo.
Infine, dopo la prova della grande guerra il movimento della gioventù aveva fondato una grande lega nata nel 1924-'25 dalla fusione di gruppi scouts dissidenti, del Wandervögel e della gioventù tedesca libera (1919).

La tradizione dei Corpi Franchi
2) I corpi franchi che nel 1919 formarono la Reichwehr provvisoria prima di convertirsi in nemico di questo esercito fuori dalle clausole militari di Versalles (in cui rivivevano le tradizioni nobiliari dell'esercito imperiale ponendo così termine alla democratizzazione dell'esercito e sopratutto del corpo degli ufficiali, provocato dalla grande guerra e dalle sue conseguenze) e i gruppi paramilitari nazional-rivoluzionari che succedono ai corpi franchi e che si trovano di fronte alla Reazione incarnata dagli industriali e dai latifondisti, i generali della Reichwehr e i politici della destra.
Nonostante l'originalità dell'approccio adottato dalla rivista (interpretazione che si avvicina per certi versi alla "teoria del totalitarismo"), "Kameradschatf" riprende contro l'hitlerismo certe critiche formulate anteriormente dai suoi predecessori dei corpi franchi e dei gruppi paramilitari contro Weimar (e soprattutto contro la Reichswehr associata al potere di Hitler).

I vincoli della "Bündische" in esilio con i "non conformisti" e i pianificatori francesi
Oltre a questa filiazione evidente tra il movimento della gioventù tedesco, i Corpi Franchi, i gruppi paramilitari e "Kameradschatf", si constata una strana parentela tra le idee della gioventù bündisch così come si è espressa in "Kameradschatf" e quelle dei giovani non conformisti francesi degli anni '30 che aderirono alle parole d'ordine patriottiche e federaliste, individualiste e comunitariste, pianificatrici e corporativiste.
Vi sono stati contatti tra i rappresentanti delle leghe della gioventù tedesca e i gruppi non conformisti francesi attraverso Harro Schulze-Boyssen (vecchio militante della Orden Joven Alemana che più tardi svolgerà un ruolo importante nell'Orchestra Rossa, direttore di "Planner", l'equivalente tedesco della rivista francese "Plans" diretta da Philippe Lamour, fu con Otto Abetz uno dei delegati tedeschi nel fronte unico della gioventù europea, creata per iniziativa dei gruppi francesi Plans e Ordre Nouveau).(23) Da parte sua, Ordre Nouveau mantiene contatti molto stretti con Otto Strasser, con il gruppo costituito dalla rivista "Die Tat" e sopratutto con la rivista "Der Gegner" ("L'avversario") (alla quale Louis Dupeux consacra un capitulo della sua tesi sul nazional-bolscevismo) animata da Harro Schulze-Boyssen e Fred Schmid, fondatore e capo della lega Il corpo grigio scissione della Deutsche Freischar.(24) Tuttavia i contatti personali non bastano a spiegare una tale convergenza: quello che mette in contatto i migliori elementi della gioventù tedesca e francese è stato il comune rifiuto del liberalismo e del totalitarismo e una comune aspirazione ad una evoluzione spirituale (o se si preferisce culturale) politica e socio-economica.

(trad. it. della seconda parte di Thierry Mudry, Movimiento de juventud e ideologia nacional revolucionaria bajo la Republica de Weimar, "Disidencias", sd, http://www.arrakis.es/~fsln/ale-5.htm)

Note
17) Hans Ebeling participa a campagne per altri dirigenti bündisch (Werner Lass e Karl Otto Paetel sopratutto) nelle riunioni di Freusburg (agosto 1927) e di Ommen in Olanda (agosto 1928) destinati a preparare la fondazione della lega mondiale per la pace. Questi incontri internazionali nei quali i giovani capi bündisch stabilirono contatti con rappresentanti dell'estrema sinistra dei popoli colonizzati, accelerarono la radicalizzazione delle leghe della gioventù (si noti che Hans Ebeling, Werner Lass e Karl Otto Paetel divennero poi figure di spicco del nazional-bolscevismo) e diedero luogo a Ebeling alla fondazione con il profesor Lenz nel gennaio 1930 della revista "Der Vorkampfer" di orientamento ultranazionalista e anti-capitalista ("Der Vorkampfer" adotterà elementi di analisi marxista, anti-imperialista e filo-sovietica).
18) Il movimento di Vitus Meller al quale parteciperà Theo Espers, è stato l'unico movimento nazional-bolscevico cristiano (gli altri erano indifferenti in materia religiosa o praticavano un ateismo aggressivo o si pronunciavano a favore di un neo paganismo germanico) impiantato negli ambienti cattolici (come mostra L. Dupeux il nazional-bolscevismo è stato un movimento maggioritariamente "protestante" legato alla tradizione di Arminius, Witukind e Lutero, anche se ciò non ha impedito alla cattolica Renania, regione di frontiera sensibile alle tesi nazionaliste tedesche di divenire, con Berlino e la Franconia, una piazza forte del nazional-bolscevismo).
19) "Kameradschatf" dedica ampi articoli ai processi contro il "Jungnationaler Bund, Deutsche Jungenschaft" e contro Niekisch e il "camerata Eberhard".
20) I nazional-socialisti rivoluzionari di Otto Strasser e i nazionalisti social-rivoluzionari di K.O. Paetel difendevano il medesimo punto di vista (nel suo aspetto spirituale più pagano germanico che cristiano).
21) Si veda: J. Pierre Faye. Lenguajes Totalitarios Hermann, Parigi, 1973, p. 22.
22) Secondo G. Mosse, il movimento della gioventù indipendente era indiscutibilmente "volkisch" ma il suo nazionalismo si opponeva al nazionalismo wilhelmiano ufficiale imperialista e sciovinista. Il suo nazionalismo era fondato sul Popolo e non sullo Stato, in luogo di essere aggressivo e espansivo era intensivo e introverso (G. Mosse, The Crisis of German Ideology, Schoken Books, New York, 1981, p. 179).
23) Ver: J. Louis Laubet del Bayle. Los no conformistas de los años treinta. Seuil, Parigi, 1969, p. 98.
24) J. L. Loubet del Bayle. op. cit., p. 113.

sabato 23 gennaio 2010

Ernst Jünger, teorico del nichilismo attivo, di Ernst Niekisch

Questo nichilismo attivo è una sete inestinguibile di successo; il successo è il miglior carburante per riscaldarsi senza interrompere l'intero spettacolo. Se il successo si fa attendere e non arriva, allora tutto lo show annunciato crolla, tutta questa gigantesca attività febbrile vacilla. L'azione deve essere sempre l'azione armata, per poter volare di successo in successo; deve essere sempre più pesantemente armata di quella del nemico contro il quale l'azione è stata messa in scena. La prima azione è la corsa agli armamenti, la seconda, il loro impiego. Mai il nichilismo è stato più militante di quanto non lo sia oggi. Mai la mobilitazione è stata più totale. Mai si sono allineati così tanti combattenti. Finalmente, non vi è più nulla che dei "combattenti". Anche i giovani possono già essere designati come dei "vecchi combattenti". Ma questa lotta, manca di senso e di scopo. Essi combattono solo per combattere. Essi combattono, perché, altrimenti, se non passassero all'azione, apparirebbero ben presto come dei pigri, dei corrotti e dei buoni a nulla.
Ernst Jünger ha donato a questo nichilismo militante le formule e gli slogan che ci si aspettava. Il suo istinto nichilista ci aveva finito per convincere che più nulla valesse la pena di essere protetto, né valesse una mobilitazione; se l'azione della belligeranza si è scatenata, è necessario che tutti, senza eccezione, siano messi in moto. Ci sarà, tra i fenomeni, un punto fisso dove si potrà prendere rifugio. Essa stessa in movimento, fino all'ultimo respiro, non tollera più che ci sia una sola persona a riposo, né donna, né bambino, né vecchio. Essa comanda ai neonati di marciare al passo, invita le ragazze sotto le bandiere e consuma fino alle ultime riserve. Questo tipo di azione non lascia più nessuno indietro: essa compenetra gli angoli più segreti ed invia al fronte anche il più insignificante dei "bottoni". Essa è l'ultimo carico d'energia in cui il nichilismo s'è precipitato, dopo che è divenuto inevitabile per lui portare il suo sguardo sul suo proprio volto.

(trad. it. dell'omonimo frammento pubblicato da "Synergies Européennes", giugno 1995; poi riprodotto in "Centro Studi La Runa", http://www.centrostudilaruna.it/niekischjuenger.html)

Movimento della gioventù e ideologia nazional-rivoluzionaria sotto la Repubblica di Weimar (Prima parte), di Thierry Mudry

Dal 1924-'25 fino alle elezioni legislative del settembre 1930, che proiettarono bruscamente in primo piano il partito nazionalsocialista, la militanza nazionalista in Germania è stata rappresentata principalmente dai gruppi paramilitari (Wherverbände) eredi dei corpi franchi, e dalle leghe della gioventù (Bünd).(1) Sotto l'effetto della crisi economica gli elementi più radicali di questi gruppi e delle leghe nazionali evolvettero verso il nazional-socialismo rivoluzionario (tendenza Strasser) o il nazional-bolscevismo, mentre gli altri (cioè la maggioranza dei membri e dei capi delle leghe) si adeguarono alla situazione creando nuovi partiti come il Partito dello Stato Tedesco (prodotto della fusione del Partito Democratico e del Giovane Ordine Tedesco di Arthur Mahraun) e il Partito Popolare Conservatore (formato da cristiano-sociali e elementi provenienti dal partito di estrema destra DNVP) cercando invano di renderli strumenti validi per il rinnovamento della Germania.

Il socialismo bündisch
I membri delle leghe della gioventù opteranno per il socialismo bündisch, variante del "socialismo tedesco" alla quale si unirono numerosi ambienti sociali e professionali e gruppi politici della Germania di Weimar. Il socialismo bündisch era molto vicino al "socialismo militaresco" che professavano la maggior parte dei gruppi paramilitari. In entrambi i casi, il loro socialismo era il più radicale degli altri, non solo nel Bünd o nel gruppo militarizzato, ma anche nella Volksgemeinschaft (la comunità di popolo) alla quale serve il Bünd e nella quale esso è inserito (2). Mentre il socialismo militaresco dei più grandi si basava sull'esperienza della guerra e sullo spirito cameratesco del fronte, il socialismo bündisch dei più giovani si appoggiava sull'esperienza delle escursioni attraverso la Germania, sul contatto con il popolo tedesco, sull'esperienza comunitaria della lega e sullo spirito cameratesco che si viveva in essa. Con la crisi e la radicalizzazione crescente della gioventù delle leghe il socialismo bündisch si trasformerà in un socialismo nazional-rivoluzionario favorevole alla nazionalizzazione totale o parziale dei mezzi di produzione e all'autarchia tedesca e centro-europea.

La sfida hitleriana
Con l'accesso di Hitler al potere, le principali leghe della gioventù (eccezion fatta per i moderati, soprattutto dell'importantissimo Deutsche Freischar) si unirono nel marzo del 1923 nella Grossdeutsche Jugenbund sotto il patrocinio dell'ammiraglio Von Trotha, vicino al presidente Hinderburg, sperando così di sfuggire alla "sincronizzazione" (Gleiehschaltung), vale a dire, alla loro dissoluzione e integrazione nella Gioventù Hitleriana. Da parte loro, le leghe più dure, più völkisch (per il quale Volk era sinonimo di razza) e allo stesso tempo critiche nei confronti del nazismo (che giudicavano da una prospettiva nazional-bolscevica) si raggrupparono in un bündisch per il servizio di difesa del lavoro e delle frontiere, sotto la presidenza di un trotzkista del nazionalsocialismo, il dr. Kleo Pleyer (3).
Nonostante tutti i loro sforzi le leghe della gioventù sono state sciolte dopo l'estate del 1933. I suoi membri entrarono in massa nella Gioventù Hitleriana e nel Deutsche Jungvolk che raggruppava gli elementi più giovani della HJ per continuare ad operare e promuovere lo spirito bündisch. I più grandi (prossimi a Friedrich Hielscher) entrono nelle SS Ahnenerbe (Eredità degli antenati, settore delle SS specializzato nella ricerca scientifica, in particolare storica e preistorica). Altri (gli strasseriani sotto la direzione di Heinz Gruber), preferirono entrare nel Fronte del lavoro al fine di accentuarne l'orientamento socialista. Infine, il dottor Werner Haverbeck tentò di riunire in un'unica organizzazione, la Reichsbund Volstum und Heimat, associazione satellite del KdF (Kraft durch Freude, Forza attraverso la Gioia) i giovani di spirito bündisch, organizzazione questa che si espanderà fino a contare un milione di membri.(4)

Comincia la repressione
Sotto la pressione di Baldur von Schirach, il leader della Gioventù Hitleriana, che temeva la loro autorità sui giovani tedeschi contestatori, si abbatte la repressione sui vecchi leader bündisch, alcuni furono esclusi dalla HJ (Werner Lass),(5) altri furono arrestati (Heinz Gruber),(6) (Robert Oelbermann)(7) o costretti all'esilio (Eberhard Koebel,(8) Fritz Borinski,(9) Hans Ebeling,(10) Karl Otto Paetel(11), ecc.), altri infine furono assassinati (Karl Lamermann)(12) durante la Notte dei lunghi coltelli. Il Reichbunde di Haverbeck fu disciolto.
Nonostante quattro divieti successivi (nel 1933, 1934, il 6 febbraio 1936 e il 13 maggio 1937) e l'incorporazione obbligatoria dei giovani tedeschi nella Gioventù Hitleriana decisa nel 1936 e applicata di fatto nel 1939, alcune leghe continuarono la loro attività in Germania nella clandestinità. Questo il caso della DJ.1.11. fondata da Tusk nel 1931(13) insieme a Karl Otto Paetel e Otto Strasser entrambi ugualmente in esilio (Helmut Hirsch, membro della DJ.1.11. fu condannato a morte il 4 giugno 1937 e impiccato a Plötzensee); è stato anche il caso del Nerother Wandervögel(14) e del Jungnationaler Bund Deutsche Jungenschaft(15) sciolti nel 1937 e i cui leader sono stati sommariamente condannati nel processo di Essen.
Se alcune leghe poterono sopravvivere nella clandestinità altri nuovi gruppi apparvero, bande di adolescenti che avevano respinto l'adesione della HJ e la militarizzazione della HJ.(16) Alcune di queste bande imitano i costumi occidentali e prefigurano le bande del dopoguerra, altre professano un cristianesimo moraleggiante e favoriscono la sopravvivenza delle organizzazioni della gioventù cristiana, altre rinnovavano l'ideale romantico dei Wandervögel. Tra questi nuovi gruppi il più conosciuto fu senza dubbio Die Weisse Rose alcuni dei cui membri erano appartenuti alle leghe della gioventù. I giovani bündisch e i loro emuli non furono gli unici a resistere al "fascismo" hitleriano, occorre ricordare anche la resistenza dei giovani comunisti nel mondo operaio e quella dei giovani cattolici in Renania e Baviera. Mentre i primi si appoggiavano all'infrastruttura clandestina del Partito comunista tedesco, i secondi lo facevano grazie al concordato firmato nel 1933 tra Hitler e il Papa.

L'ideale bündisch in esilio
L'ideale bündisch progressivamente soppresso in Germania si mantiene in vita nell'esilio all'estero. Otto Strasser sollecita le creazione di un "Ring bundischer Jugend" che si integri nel suo Deutsche front gegen das Hitler system (Fronte tedesco contro il sistema di Hitler). A Parigi, una rivista antifascista controllata dai comunisti vede la luce sotto il titolo di "Frei Deutsche Jugend" (questo nome aveva designato tra il 1913 e il 1923 una frazione del movimento della gioventù indipendente e designerà dopo la seconda guerra mondiale l'organizzazione giovanile della DDR. Karl Otto Paetel edita prima a Stoccolma, poi a Bruxelles e infine a Parigi la "Schriften der Jungen Nation" e la "Blatter des sozialistichen Nation" (diffusa in Germania dalle sorelle Silieva, membre della DJ.1.11. di Berlino). In Belgio, Hans Ebeling e Theo Hespers fondano nel 1935 l'"Arbeitgemeimschaft Bundischer Jugend" al quale aderiranno Paetel e Tusk, la rivista "Frei Deutsche Jugend", ecc... e danno alla luce il "Deutsche Jugend Front". Questo fronte della gioventù era legato a gruppi olandesi, belgi e britannici. Esso era nato dal desiderio di raggruppare tutta la gioventù tedesca d'opposizione. Ma questo tentativo non riescì a causa delle manovre comuniste e della mancanza di coesione di questi giovani oppositori. Ebeling e Hespers che non demordono diedero poi vita la rivista "Kameradschatf" dal 1937 al 1940.

(trad. it. della prima parte di Thierry Mudry, Movimiento de juventud e ideologia nacional revolucionaria bajo la Republica de Weimar, "Disidencias", sd, http://www.arrakis.es/~fsln/ale-5.htm)

Note
1) Durante i quattro o cinque anni della breve prosperità di Weimar e in particolare tra il 1925 e il 1927, il primo piano in materia di attivismo ultra nazionalista è legato alle leghe o associazioni paramilitari (Wehrverbande). Queste leghe nascono generalmente dai corpi franchi nell'immediato dopoguerra, anche se in misura crescente recluteranno i loro membri nel movimento giovanile "borghese" (Louis Dupeux, Stratégie communiste et dynamique conservatrice. Essai sur les différents sens de l'expression "National-bolchevisme" en Allemagne, sous la République de Weimar (1919-1933), Librairie Honoré Champion, Parigi, 1976, pp. 294-5).
2) "Il Bünd è la forza dei legami comunitari in contrasto con l'individualismo anarchizzante dei vecchi Wandervögel, l'accento è posto sul gruppo (che permetterà di parlare di un socialismo bündisch), ma anche sulla gerarchia, la selezione dei membri e la libera designazione dei 'capi'. E', in ultima analisi, l'educazione di unaélite destinata a guidare e a servire la Germania alla fine di una rivoluzione culturale; è l'immagine stessa in miniatura di questa nuova Germania" (L. Dupeux, op. cit., p. 335).
3) Ver Hans Chritian Brandenburg, Die Geschichte der HJ, Verlag Wissenchaft und Politik, Colonia, 1982. pp. 137 e 139.
4) Ver Hans Chritian Brandemborg, op. cit., pag 194-5.
5) Werner Lass: fondatore e capo della "Freischar Schill", organizzazione segreta dei congiurati di Erdgenossen.
6) Heinz Gruber: fondatore e capo della "Schwenze Jungmanschaft", dissidenza social-rivoluzionaria della Gioventù Hitleriana e parte integrante del Fronte Nero di Otto Strasser.
7) Robert Oelbermann: fondatore e capo del "Nerother Wandervögel".
8) Eberhard Koebel (fondatore e capo di Task e DJ.1.11, componenti dissidenti della importante "Deutsche Freischar".
9) Fritz Borinski: uno dei dirigenti della "Deutsche Freischar", social-democratico.
10) Hans Ebeling: fondatore e capo del "Jungnationaler Bund Deutsche Jungenschaft".
11) Karl Otto Paetel: fondatore e capo del "Gruppe Sozialrevolutionarer Nacionalisten".
12) Karl Lamermann. dirigente della "Deutsche Freischar".
13) Sulla DJ.1.11. di Tusk si legga Hans Kraul, "Der jungenschafer ohne Fortune. Eberhard Koebel (Tusk) erlebt und biographisch erarbeitt von einem Weiner Gefahrten", Dipa Verlag, Frankfurt am Main, 1985 e Helmut Gran, "DJ.1.11.: Struktur und Wandel eines subkulturelles jugendlichen Miliens in vier Jahrzehnten", Dipa Verlag, Francoforte, 1976. Queste due opere sono state recensite in "Vouloir", n. 28/29, maggio 1986.
14) Sul "Nerother Wandervögel" si legga Stefan Krolle, "Bundische Umtriebe. Die Geschichte des Nerother Wandervögels vor und unter dem NS Staat, Ein Jugendbund zwischen Konformität und Widerstand", Lit Verlag, Munster, 1985.
15) Vedi sotto.
16) Su questi nuovi gruppi si veda: Fritz Theilen, "Edelweisspiraten", Fischen Taschenbuch Verlag, Frankfurt an Main, 1984.

venerdì 22 gennaio 2010

Cellaris, di Zimisce

Strahlungen III.
Parigi, 6 marzo 1942
(...) A mezzogiorno da Prunier con Mossakowski, che a suo tempo è stato collaboratore di Cellaris. A quel che lui dice, nei grandi mattatoi istituiti nei paesi del confine orientale ci sono macellai, che hanno ammazzato con le proprie mani tanta gente quanti sono gli abitanti di una città di media grandezza. Basta una di queste notizie per smorzare la luce di un giorno. Si è tentati di chiudere gli occhi di fronte a esse. Invece è bene esaminare attentamente come un medico che osservi una ferita. Sono i sintomi dell'immenso focolaio che si dovrebbe guarire e io credo guaribile.
Se non avessi questa fiducia, andrei immediatamente
ad patres, all'aria pura, fuori di questo mare di fango. Spesso la morte, in mezzo a questo formicolio di lèmuri e di anfibi, mi sembra una festa.

E' in questo passo del marzo '42, alle soglie dell'orrore della Soluzione Finale, che Jünger cita per la prima volta nei suoi diari il nome di Cellaris, ovvero Ernst Niekisch. Maestro di quella congrega di pazzi che si autodefinivano nazionalbolscevichi, Niekisch era proprio il tipo di Jünger. Di provenienza politica socialista rivoluzionaria, Cellaris fu presidente del Comitato centrale della repubblica sovietica di Monaco nel 1919. In seguito a quell'esperienza si allontanò dall'Spd per fondare la rivista Der Wiederstand (La Resistenza) dalla quale predicava idee singolari: secondo Niekisch l'unica possibilità di liberazione per la Germania consisteva nella creazione di un "socialismo prussiano", che fondesse in sé il militarismo teutonico degli Junker al totalitarismo collettivista della Russia bolscevica. Ed è proprio nell'Unione Sovietica che Niekisch identificava l'alleato ideale della Germania nazionalbolscevica, tanto che le due avrebbero dovuto formare un blocco germano-slavo eurasiatico che avrebbe dovuto preservare le genti d'Europa dalle nefaste conseguenze della visione economica del mondo, come il liberalismo e la democrazia. Questo, in sintesi, è il succo del nazionalbolscevismo.
Capirete anche voi che, con idee così, quello schizzato del giovane Jünger e il professor Niekisch non potevano che andare d'accordo. E non è un caso se furono praticamente soltanto i nazionalbolscevichi a plaudire la pubblicazione di Der Arbeiter, nel 1932. L'influenza del pensiero di Niekisch sull'opera jüngeriana del periodo non va sottovalutata, anche perché tra i due si sviluppò una forte amicizia. Un rapporto la cui intensità traspare nelle pagine di Irradiazioni, dove spesso lo scrittore ricorda il compagno di lotte, a quel tempo malato e incarcerato dagli aguzzini del Terzo Reich a causa della sua opposizione al regime hitleriano, considerato da Niekisch una rovina per la Germania.
Scrive Jünger il 14 aprile del '43:

Visita del pittore Hohly. Mi ha portato i saluti della moglie di Cellaris e mi ha detto che questi, nonostante la sua grave malattia, è assai vivo spiritualmente. Si può sperare, così, che possa, ancora, vedere la luce.

Una settimana più tardi è ancora una volta la visita di un vecchio amico, tale Toepfer, a riportare Jünger alla memoria dei tempi andati. Jünger abbozza, in due righe ma centrandolo perfettamente, il motivo del prevalere del nazionalsocialismo sugli altri movimenti rivoluzionari del tempo:

(...) Conversazione politica, poi ricordi di Cellaris e del vecchio tempo in cui militavamo tra i nazionalisti. Particolarmente rimane notevole il convegno segreto di Eichhof del 1929. La storia di questi anni con i suoi pensatori, con i suoi uomini di azione, i suoi martiri, le sue comparse deve ancora essere scritta; vivevamo allora nell'uovo del Leviatano. La scuola di Monaco, cioè la più superficiale, è poi riuscita; era, infatti, alla portata di tutti. Nelle mie lettere e nei miei appunti di allora compaiono una infinità di persone: avevano, inoltre, grandi vedute Niekisch, Hielscher, Ernst von Salomon, Kreitz e Albrecht Erich Günther, il quale è morto da poco. Gli altri o sono stati assassinati o sono emigrati o si sono disillusi; alcuni occupano oggi posti di responsabilità nell'esercito, nel controspionaggio, o nel partito. Tuttavia coloro che ancora restano sulla terra parleranno sempre volentieri di quei tempi; si viveva allora profondamente nell'"idea". Così mi immagino Robespierre ad Arras.

Dopo essersi soffermato, il 30 aprile, sul magnetismo demoniaco della figura di Niekisch, il 22 giugno 1943 Jünger torna a far visita al pittore Hohly. Argomento della discussione è, ancora una volta, il pensatore nazionalbolscevico: il passo è, secondo me, fondamentale per comprendere le aspirazioni politiche di Jünger nella sua fase totalitaria, sebbene nel momento in cui vergò queste parole egli l'avesse già superata.

Su Cellaris: il suo comportamento è considerato un potente esempio: dimostra come su questa terra la vera resistenza sia rara. Sembra che poco tempo prima del suo arresto lo avvolgesse già un'aura ammonitrice di quello che lo sovrastava. Hohly ha raccontato infatti come la sua vecchia mamma, morta proprio in quei giorni, nei vaneggiamenti dell'agonia, abbia più volte esclamato: "Ernesto, Ernesto, ma è terribile come ti perseguitano!" Così pure il dottor Strünkmann a Blankenburg, si dice, fu preso durante una conversazione con lui da una specie di crampo, durato alcuni secondi, in una specie di chiaroveggenza, e che, poi, divenuto mortalmente pallido, abbia detto: "Cellaris, io non la rivedo più. C'è qualcosa di spaventoso davanti a lei". Questo contrasta stranamente con il carattere di Cellaris del tutto pratico e legato al reale. Certo è almeno che questo uomo sarebbe potuto divenire qualcosa di significativo per la storia tedesca; avrebbe potuto incanalare le libere acque in un alveo, nel quale forza e spirito, ora separati, si sarebbero riuniti e in misura tale, che avrebbero dato luogo a una saldezza e a una inoppugnabilità infinitamente superiori. Però i demagoghi hanno promesso tutto questo molto più a buon mercato e nello stesso tempo hanno riconosciuto quanto egli fosse pericoloso. Certo è che sotto la sua egida la guerra con la Russia sarebbe stata evitata e inoltre non si sarebbe mai arrivati alle atrocità contro gli ebrei, che ci pongono contro tutto l'universo. Sarebbe venuta a mancare tutta la parte volgare, falsa, pretenziosa della faccenda, l'assurdo panoptico dei falsi idoli non avrebbe mai acquistato un significato. E sarebbe mancato alle vele delle democrazie gran parte del cosiddetto "vento di giustizia".
Se questo non è stato possibile, è colpa delle forze conservatrici, che dovevano prevedere dove le cose sarebbero andate a finire. Ugualmente la gioventù tedesca ha tradito i suoi istinti. Così erano i giovani: "forti come l'acciaio Krupp, resistenti come cuoio, veloci come levrieri"; così erano i giovani che Kniébolo (il soprannome demoniaco di Hitler ndZ) a ragione arringava come il seguito adatto a lui: cioè la stirpe che in caso di bisogno si sarebbe potuta produrre anche nella siderurgia e nelle concerie con l'aiuto dello sperma animale. Così si doveva per forza giungere all'americanizzazione, ma senza il loro "valore planetario", alla soluzione ametafisica, a una esecuzione puramente tecnica della "mobilitazione totale".

Si può osservare con un brivido come la pecca principale che Jünger attribuisce alle atrocità contro gli ebrei sia l'aver messo il mondo contro la Germania. Va anche detto, però, che in altri punti del diario lo scrittore identifica con chiarezza nell'accanimento antisemita il punto di frattura che porta la realtà alla deriva nel mare del nichilismo.
Il 2 luglio Jünger torna ancora su Cellaris, del quale giungono nuove preoccupanti:

Come sento da Kraus, Cellaris corre ora un grande pericolo. E' in atto lo "sfollamento" del carcere nel quale è detenuto e, al primo tentativo di impadronirsi di lui, si dice, gli si sarebbero posti dinanzi il direttore, il cappellano e anche i secondini. Tuttavia la protezione che questa gente può offrire a lui, vittima malata e indifesa, contro chi è così spaventosamente potente, è purtroppo minima. Il figlio dello stesso Cellaris, del resto, è in Russia, al fronte.

L'8 giugno il nostro incontra nuovamente Kraus, un esperto di balistica, e parla nuovamente di Niekisch. Il passo è interessante:

Abbiamo parlato (...) di Cellaris, che si trova ancora in carcere, per il quale però, come per moltissimi altri suoi compagni di sventura, forse suonerà presto l'ora della liberazione.

E' allo sbarco in Normandia, avvenuto due giorni prima, che Jünger si riferisce? O piuttosto alla congiura antihitleriana degli ufficiali della Wehrmacht, che il 20 luglio avrebbe portato all'attentato al Führer e per la quale Jünger stava scrivendo il manifesto politico La Pace?
La fine del conflitto vede Jünger tornare in Germania, espulso dalla Wehrmacht e affranto per la perdita del figlio Ernstel. Nell'ultima parte del diario lo scrittore parla nuovamente del vecchio amico Cellaris, il cui destino, nelle mani del regime in piena Götterdämmerung, sembra ormai segnato.

Kirchhorst, 7 gennaio 1945
Tristitia. Prima di svegliarmi ho sognato Cellaris. Penso a lui ogni giorno; che cosa non darei perché egli rivedesse ancora una volta la luce, libero spiritualmente e fisicamente, anche se la sua salute è minata per sempre.

Kirchhorst, 5 aprile 1945
L'accresciuto movimento delle strade porta di conseguenza il passaggio di diversi conoscenti: per esempio oggi un certo tenente Wollny, in cammino per il Weser. Aveva notizie di Niekisch. Si dice che sia nei piani una "liquidazione" degli ergastoli. Niekisch è riuscito a far pervenire a sua moglie una lettera nella quale le ha scritto che questa sarebbe una logica conclusione del suo destino. Tutte le sue profezie, particolarmente quella del suo scritto
Hitler, una fatalità tedesca si sarebbero avverate. Tuttavia sua moglie spera ancora che non giungerà a trucidarli. Io rifletto a questo destino sempre con un particolare senso di amarezza.

Niekisch non fu trucidato, alla fin fine. Tornò libero alla caduta del regime, ormai quasi cieco e con la salute irrimediabilmente compromessa. Partecipò con entusiasmo ai primi anni della DDR, sperando di riuscire in essa a coronare il suo sogno di un "socialismo prussiano". Fu un sogno che durò ben poco: deluso dal carattere oppressivo del regime e dalla sua sudditanza ai voleri sovietici, scappò a ovest nel 1955, dove morì dodici anni più tardi.

(ripreso dal blog Il libro di Urizen)

L'ambiguità del nazional-bolscevismo tedesco: geopolitica o ideologia?, di Wikipédia Français

Il nazional-bolscevismo si svilupperà in Germania a partire da una ambiguità fondamentale:
- Per alcuni, è soprattutto l'espressione di una strategia geopolitica di alleanza tra la Germania e la Russia diventata Unione Sovietica. O il proseguimento di una corrente geopolitica molto antica, basata su degli interessi convergenti come il soffocamento della Polonia, un certo antisemitismo, il disprezzo di un Occidente decadente di contro ai giovani popoli d'Oriente che incarnano il futuro dell'Europa, ecc. L'antica fascinazione prussiana per l'Oriente che si combina con gli interessi immediati derivanti dagli eventi del 1917-1918.
- Per altri, si tratta di una vera e propria convergenza ideologica tra il nazionalismo e il bolscevismo, facilitata in particolar modo dalla sussistenza di valori comuni (nozioni di lotta popolare, antiliberismo, anticapitalismo, ecc.).

Una strategia geopolitica: l'alleanza russo-tedesca

L'alleanza di due Stati isolati nel 1918
Nel 1918, la Germania è stata sconfitta e deve pagare enormi danni alla Francia. La sua economia è indebolita, ha perso le sue colonie, non ha più spazio per riversare la sua popolazione in crescita o l'eccedenza della sua produzione industriale, non è più autosufficiente sul piano alimentare (perdita della ricca Posnania a favore del nuovo stato polacco), le sue strutture sociali e industriali sono indebolite. La Repubblica di Weimar fatica ad instaurare uno Stato stabile in mancanza di valori politici unificanti. La social-democrazia tedesca cerca pertanto alleanze al di fuori degli Stati europei che hanno verso di essa un atteggiamento da vincitori a volte arroganti in seguito al Trattato di Versailles del 1919 che gli ha attribuito la responsabilità morale della prima guerra mondiale.
Allo stesso tempo, l'URSS comunista è messa al bando delle nazioni, boicottata in particolar modo dagli anglosassoni. Essa fatica a decollare economicamente dopo la guerra civile che ha opposto i Bianchi ai Rossi dal 1917 al 1921.
Attraverso un'alleanza con tra tedeschi e sovietici, il governo tedesco vuole trovare l'opportunità di nuove fonti di materie prime (Siberia, grano ucraino, petrolio caucasico, ecc.) E l'URSS disporre di un magazzino di prodotti industriali finiti.
A sostegno di questa alleanza sarà firmato il Trattato di Rapallo del 1922 dai ministri Walter Rathenau e Tchitchérine, al fine di edulcorare le differenze ideologiche tra i due Stati. Per i tedeschi, si tratta di decostruire l'ideologia anti-comunista che potrebbe essere attivata in Germania per rovinare le acquisizioni di Rapallo. I comunisti devono essere resi accettabili nei media tedeschi. Per i sovietici, i tedeschi diverranno le vittime della rapacità capitalistica e del militarismo francese.

La tradizione d'alleanza russo-tedesca e i neo-conservatori
I circoli conservatori tedeschi, autore Arthur Moeller van den Bruck, elaboreranno la seguente teoria: la Russia e la Prussia sono state imbattibili quando erano alleate (come nel 1813 contro Napoleone). Sotto Bismarck, il tacito accordo che ha unito i tedeschi e russi, aveva donato la pace all'Europa. La Germania è rimasta neutrale durante la Guerra di Crimea (ma ha dimostrato più simpatia per la Russia). L'alleanza russo-tedesca dovrebbe essere una massima inviolabile della politica tedesca. Il cambiamento di ideologia in Russia non cambia tale principio. La Russia rimane una massa territoriale inattaccabile e una riserva immensa di materie prime di cui la Germania può trarre profitto. Moeller van den Bruck è il traduttore di Fëdor Dostoevskij e richiama gli argomenti principali della sua pragmatica filorussa dal Diario di uno scrittore del suo autore preferito. Comprendere il meccanismo dell'alleanza russo-tedesca e, pertanto, la convergenza tra "bolscevichi" e "nazionalisti" implica la conoscenza degli argomenti utilizzati da Dostoevskij nel suo Diario di uno scrittore.
Da parte sovietica, Karl Radek esorta colloqui con i diplomatici tedeschi e i militari (invitati in treno in Russia).

Due nemici comuni
Un altro fattore di riconciliazione russo-tedesca: la Polonia che i tedeschi e i russi ritengono sia strumentalizzata dalla Francia contro Berlino e Mosca. In effetti, nel 1921, quando i polacchi hanno invaso l'URSS, a seguito di un attacco sovietico, sono stati comandati da generali francesi e armati dalla Francia. Negli anni '20 e '30, la Francia cofinanzia l'enorme budget militare della Polonia (fino al 37% del PNL).
Inoltre, tedeschi e russi intendono sollevare i popoli dominati nelle colonie francesi e inglesi contro i loro dominatori. Dall'area del "nazional-bolscevismo", si svilupperà un crescente sostegno agli arabi, agli indiani e ai cinesi. Nasce l'ideologia anti-colonialista, così come un certo anti-razzismo (nonostante la glorificazione della germanicità nei ranghi conservatori e nazionalisti).
L'ideale assiomatico di un'alleanza russo-tedesca ha raggiunto il suo apogeo nelle clausole del patto russo-tedesco dell'agosto 1939. Poi dichiarate nulle nel giugno del 1941, quando le armate di Hitler invasero l'Unione Sovietica.

Un tentativo di convergenza ideologica
La questione del programma sociale è complessa, ma non si può dimenticare il contesto in cui matura. La borghesia tedesca è in rovina, essa ha interessi più immediati e può accogliere rivendicazioni sociali estreme. Il marco è privo di valore, l'inflazione ha raggiunto proporzioni smisurate. Tra il 1924 e il 1929, quando la società tedesca sembra essersi normalizzata, riappaiono spaccature ma sono state ancora una volta spazzate dal crollo del 1929. La Germania, contrariamente agli altri stati occidentali, aveva messo in piedi un sistema di sicurezza sociale ottimale, dalla fine del XIX secolo, con il concorso della social-democrazia. Il concetto di giustizia sociale è all'epoca più largamente condiviso che altrove. Destra e sinistra sognano di concerto di ripristinare il funzionamento del sistema sociale guglielmino. La maggior parte dei dibattiti oscillano tra redistribuzione del reddito (i nazionalisti e i social-democratici) e l'espropriazione della proprietà privata (l'ultra-sinistra comunista).

(trad. it. della seconda parte della voce "Nazional-bolscevismo" di Wikipédia Français, http://fr.wikipedia.org/wiki/National_bolchevisme)